Il sale dell'arte di Anselm Kiefer rivitalizza Vedova

Sotto il titolo, opera di Anselm Kiefer, «Palm sonntag», del 2007 Sono 44 pannelli più una palma
Dopo Louise Bourgeois, Anselm Kiefer. L'arte e la memoria di Emilio Vedova vivono anche attraverso i "dialoghi" espositivi che la Fondazione a lui dedicata in laguna - e che ha sede in uno dei Magazzini del Sale alle Zattere e nel vicino Studio che fu del pittore - imposta con altri grandi artisti contemporanei che a lui possono essere accostati, secondo la formula intelligente ideata dal presidente Alfredo Bianchini e dal curatore artistico Germano Celant per evitare l'«imbalsamazione» museale del grande veneziano, sempre dietro l'angolo per artisti legati post-mortem a un'istituzione. Così, dopo il confronto di un anno fa con l'anziana artista franco-canadese scomparsa in quei giorni e i suoi assemblaggi tessili, nel prossimo maggio il dialogo di Vedova sarà con Anselm Kiefer, pittore densamente materico ma anche artista concettuale dalle gigantesche installazioni che ritorna a Venezia dopo quindici anni dalla sua antologica al museo Correr, nel 1997, e che Vedova ha conosciuto e apprezzato, come per larga parte del neoespressionismo tedesco. Kiefer occuperà interamente il Magazzino del Sale ed è tanto interessato a questo evento - come ha spiegato ieri Celant - da aver fatto ricostruire all'interno del suo «modesto» studio parigino da 27 mila metri quadrati lo spazio veneziano delle Zattere, per studiare così a tavolino l'opera che realizzerà a Venezia e che sarà probabilmente legata al tema del sale, caro da tempo all'artista tedesco. Ma ieri è stato presentato da Bianchini, Celant, e dal direttore della Fondazione Fabrizio Gazzarri tutto il ciclo di mostre che tra 2010 e 2011 la Fondazione Vedova organizzerà a Venezia. E si partirà proprio in questi giorni - in coraggiosa e inedita controtendenza con i tempi della stagione espositiva veneziana - con una mostra che aprirà il 4 dicembre, per proseguire sino al prossimo aprile, mettendo a confronto due cicli diversi di opere di Vedova. Alle pareti del Magazzino, fisse, saranno le opere degli inizi degli anni Sessanta appartenenti a Ciclo '61 e Ciclo '62, mentre ruoteranno - spostate periodicamente dalla "macchina" elaborata da Renzo Piano per la movimentazione dei dipinti dell'artista - due serie di dipinti degli anni Ottanta, che fanno parte di Scarabocchi dell'anima e Di umano '84-IV. E se la «classicità» vedoviana dei grandi e policromi "teleri" degli anni Sessanta non è in discussione e ne rafforzerà la valenza, la sorpresa è proprio nella serie degli anni Ottanta - in parte inedita - in cui il pittore mostra una libertà e incisività di segno, leggerissimo pur nella densità materica, che stupisce per l'assoluta modernità. Ad aprile le opere di Vedova al Magazzino del Sale lasceranno spazio alla grande installazione pittorica e concettuale di Kiefer. Ma il confronto ci sarà comunque, perché altre opere dell'artista veneziano saranno esposte in contemporanea nello Studio Vedova, a poche decine di metri di distanza, dove sarà presentato Continuum del 1987: un grande ciclo di un centinaio di dipinti in bianco e nero che, sovrapponendosi e intrecciandosi, formano vibrazioni di superficie e di forma, di colore e di segno. «Scontro di situazioni» - come li ha definiti Bianchini, richiamandosi al titolo di un altro ciclo di Vedova - per contribuire a rivitalizzare una città come Venezia «lietamente condannata a essere sempre uguale, galleggiando tra Pompei e Disneyland». Di qui l'urgenza di un confronto con la contemporaneità e la sua capacità di produrre stimoli.
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