Padova, ponti e cavalcavia sono sotto esame: interventi urgenti sui 6 messi peggio

Il Comune rassicura: «Non esiste un pericolo di crollo». In lista rossa anche Pontecorvo, Borgomagno e Ognissanti
MARIAN - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - CAVALCAVIA VIA VIGONOVESE
MARIAN - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - CAVALCAVIA VIA VIGONOVESE

PADOVA.

Pontecorvo, Borgomagno, via Vigonovese, via Giotto, ponte Ognissanti e ponte Paleocapa. Sono i sei ponti messi peggio in città, su cui l’amministrazione ha già puntato i fari per intervenire. Non esiste pericolo di crollo, ma da un recente report fatto da ingegneri e tecnici di Palazzo Moroni, assieme a un team del Bo, emerge come questi siano i cavalcavia e i viadotti meno efficienti a Padova, tanto da richiedere un monitoraggio e un intervento urgente (tra questi anche la passerella Asconio Pediano a Roncajette, chiusa però da più di due anni). Il crollo del ponte di Genova ha sicuramente contribuito ad alimentare paure, ma il lavoro di censimento è iniziato in tempi non sospetti, e soprattutto dopo le scosse di terremoto del 2012 e del 2015.



Complessivamente sul territorio comunale sono presenti 228 manufatti con una propria identità strutturale. Parliamo di ponti, cavalcavia, viadotti, passerelle ciclo-pedonali e sottopassi. Di questi, il 75% circa sono di proprietà o in concessione al Comune, mentre i restanti appartengono ad altri enti: Società Autostrade, Anas-Veneto Strade, Provincia e privati. Dalla graduatoria elaborata da ingegneri di Comune e Università viene fuori che i ponti “malati” sono sei: Pontecorvo, cavalcavia Borgomagno, i due ponti in via Vigonovese e via Giotto e quelli in pieno centro, Ognisanti e Paleocapa. Su questi sono previsti interventi, per cui sono stati congelati in bilancio 5,45 milioni di euro tra manutenzioni e ristrutturazioni. «Grazie a questa attenzione e a questa indagine oggi abbiamo già i progetti per gli interventi più urgenti che siamo già in grado di finanziare», spiega l’assessore ai lavori pubblici e alle manutenzioni, Andrea Micalizzi. «Stiamo lavorando con Rfi sul cavalcavia Borgomagno e con il prossimo assestamento di bilancio stanzieremo un milione di euro per la manutenzione del ponte che scavalca via Vigonovese. Mentre dal 2019 ci occuperemo degli altri: il ponte successivo a via Vigonovese che scavalca via Bellisario e poi tutti gli altri».



Scorrendo la classifica, dopo la fascia nera ci sono altri 24 ponti che pur non richiedendo interventi urgenti, hanno bisogno di una programmazione a breve termine. Tra questi ci sono il ponte San Leonardo, ponte Tadi, il cavalcavia di via Venezia, ponte Molino. Hanno bisogno solo di manutenzione ordinaria, invece, il cavalcavia San Marco, ponte Portello, Voltabarozzo e quasi tutto i viadotti delle tangenziali. «Non stiamo affrontando il tema della sicurezza delle infrastrutture sulla base dell’onda emotiva dei fatti di Genova, ma da tempo avevamo avviato una indagine seria e dettagliata sullo stato di efficienza dei ponti», aggiunge Micalizzi. «I nostri ponti sono tutti monitorati, ma stiamo procedendo per livelli di analisi sempre più approfondite».



Molti dei 228 ponti risalgono a più di un secolo fa, per cui diventa sempre più necessario pensare a nuove infrastrutture e non solo a rattoppare. «Le città crescono, aumentano gli spostamenti delle persone e lo scambio di merci, e non possiamo pensare che le infrastrutture sulle quali ci si muove restino quelle pensate e realizzate nel 1920», conclude l’assessore dem. «L’idea che le grandi opere non servano o vadano fermate non solo non ci consente di rispondere alle attuali esigenze, ma rischia di essere dannosa». —
 

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