Amarcord Montagnana: era serie C

MONTAGNANA. È l’annata sportiva 1945/46 e i rossoneri della città murata stanno per compiere l’impresa: agguantare la serie C per la prima volta dopo vent’anni di storia. Sotto la presidenza dell’industriale Orlando Sagradin, l’Ac Montagnana mette un piede nel calcio che conta, riuscendo a rimanere nella prestigiosa categoria per due annate di fila. La memoria di questo straordinario risultato è stata accesa qualche settimana fa da Tino David Pantano, che nella pagina Facebook dedicata alla città murata ha pubblicato la fotografia del mitico undici che nel Dopoguerra dominò la Prima Divisione. Un campionato che ha reso immortali giocatori come Vianello, Gobbo, Pedrina I, Zanin Piccoli e Pedrina II, Pesce, Fossato, Pantano, Tacchini e Bertolini.
Gli avversari più temibili per i rossoneri del Montagnana furono i “cugini” dell’Este dei vari Fornasiero, Melato, Mingardi III e Moro. Nella gara casalinga arrivarono centinaia di sostenitori, e a spuntarla furono proprio i padroni di casa per 2-1 con reti di Moro II, Bertolini e Tacchini. Al ritorno le due squadre, appaiate in classifica, si dovettero accontentare di un pareggio (gol di Mingardi e di Pesce per i rossoneri). Ma la vera difficoltà non fu ottenere sul campo la promozione, obiettivo raggiunto brillantemente, bensì riuscire a sostenere economicamente e a livello organizzativo il salto di categoria.
I soldi li mise Sagradin, aiutato da altri “mecenati” della zona, dal comitato Pro Vita Cittadina e dall’allora amministrazione comunale (il sindaco era Giuseppe Redetti). La squadra fu rivoluzionata: Balduzzo (centrocampista di Poiana Maggiore che non debutterà mai in serie A) e Vianello finirono al Milan e al Rovigo, e la rosa montagnanese si arricchì di qualche pezzo pregiato ma soprattutto dell’allenatore di prestigio Sereno Gianesello, vicentino di Monticello Conte Otto, già mediano di Acivi Vicenza, Atalanta, Milan (84 gare e 2 reti), Venezia, Savona e Arzignano e parente del portierone del Vicenza d’inizio secolo, Silla Romanzini, nonché zio di Ivan Romanzini, che vinse la Coppa Italia semiprofessionisti con il Padova (di cui fu anche viceallenatore) nel 1980.
Come già ricordato, l’Ac Montagnana regge la serie per due anni, arrivando tredicesima nell’anno del debutto (era il girone G della Lega Nord di serie C) e poi bissando ancora la posizione l’anno successivo, quando la squadra fu costretta a vincere lo spareggio di Lega con la Sambonifacese, formazione veronese che l’anno prima era addirittura arrivata seconda nel girone e che in quell’occasione fu retrocessa proprio per colpa dei montagnanesi. Nel 1948/49 comincia il declino dei rossoneri: la società decide di giocare la serie D (l’allora Promozione), arrivando diciassettesima nel girone E e retrocedendo in Prima Divisione.
La storia recente è ben lontana dal lustro del Dopoguerra, a partire dalla retrocessione in Terza Categoria patita nell’ultimo campionato. Ma basta una foto per ritornare a sognare da nobili, anche se ormai decaduti.
Nicola Cesaro
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