Gli tolgono le rotelle e a 10 anni diventa campione del mondo

VILLAFRANCA. Campione del mondo a 10 anni e il sogno di diventarlo anche nella massima serie: Mattia Michelotto guida da quando aveva due anni e mezzo, e un po’ come un moderno Grisù (ricordate, il draghetto che da grande voleva fare il pompiere?), lui continua a dire che da grande vorrà fare il pilota. Intanto ha conquistato a Pavia il titolo mondiale di Easy Kart cat. 60, la serie riservata ai pilotini 8-11 anni.
Mattia vive a Villafranca, con mamma Marcella, papà Mauro e la sorella Irene, più giovane di lui.
«È papà che mi ha incoraggiato» confida Mattia. «Anche lui guidava il kart, è la sua passione e me l’ha trasmessa. Mi segue e mi fa sia da meccanico, sia da coach, perché mi insegna i trucchi del mestiere e mi dà le dritte».
Papà Mauro l’ha fatto salire sul “puffo”, il kart più piccolo che c’è, ma poi è stato il divertimento di Mattia che l’ha portato a continuare.
«Ho provato anche altri sport: il calcio, ma non mi piace correre dietro a una palla; il karate, il nuoto. Ma nessuno mi ha coinvolto come il kart, che mi diverte anche perché posso vincere».
Un campione cresciuto in fretta.
«A tre anni ci ha chiesto la minimoto» racconta mamma Marcella, «e aveva ancora le rotelle sulla bicicletta. Gli abbiamo risposto: Ti prenderemo la minimoto quando guiderai senza rotelle. Tre giorni dopo ci ha chiesto di toglierle».
Idee chiare, e sponsor permettendo, nel cassetto c’è un grande sogno.
«Vorrei diventare campione del mondo di Formula 1. Il mio modello è Ayrton Senna, perché vinceva sempre, e bene. Ho visto il film, sono troppo piccolo per aver vissuto le sue gare, ma nel clima familiare che c’era attorno a lui, ho rivisto la mia famiglia».
Quando c’è da gareggiare, i Michelotto si spostano per vedere Mattia.
«Quando papà non può, mi accompagna mamma, anche se lei è meno tecnica: è papà che mi spiega come affrontare le curve, che tattica usare e come andare più veloce».
Strategie che finora hanno funzionato piuttosto bene: Mattia ha conquistato tre pole nelle gare del mondiale (23 le nazioni partecipanti, un’ottantina i piloti) e ha chiuso sul gradino più alto del podio.
Tornato a scuola, i suoi compagni l’hanno festeggiato con un grande applauso. E chissà, magari sarà solo il primo.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








