Joey e Angelo Paccagnella un pancione in piscina

GRANDE ATLETA Joey Paccagnella, 30 anni, ha sposato Nicola Tiso, ex rugbista del Petrarca Sarà mamma tra due mesi
GRANDE ATLETA Joey Paccagnella, 30 anni, ha sposato Nicola Tiso, ex rugbista del Petrarca Sarà mamma tra due mesi
 PADOVA.
Da sette mesi ad allenare la squadra di nuoto sincronizzato del Plebiscito e della Nazionale Junior sono in due, e anche se parla uno solo, l'altro si fa sentire. cosa succede a presentarsi a bordo vasca col pancione: Joey Paccagnella, 30 anni, ex syncronette azzurra, negli ultimi sette mesi si è fatta accompagnare da un assistente speciale, il piccolo Angelo, che nascerà ad ottobre.  «E' un nome che mi piace - racconta - e poi per casualità era anche il nome del nonno, il che ha reso la nonna entusiasta».  Entusiasta Joey e il futuro papà, Nicola Tiso, ex rugbista del Petrarca: «E' stata una gravidanza perfetta, senza problemi. Solo adesso inizio a sentire la stanchezza».  
Programmi futuri?
 «A settembre spero di ricominciare la stagione. Poi ci sarà uno stop forzato, necessario per riorganizzarmi. Anche se ho già deciso che non voglio barricarmi in casa, so già che con la Nazionale, l'anno prossimo sarà più lento: impossibile portare il bimbo con me».
 Lei ha vissuto il syncro italiano da atleta prima, e ora da tecnico: com'è cambiato?
 «Ora ci sono molte più possibilità per le atlete: chi è in Nazionale Assoluta, può entrare in un corpo militare. E' un incentivo a continuare che noi non avevamo. Se ti alleni 10 ore al giorno, poi non hai tempo per costruirti nient'altro».
 Che sport è il nuoto sincronizzato?
 «Uno sport femminile (c'è un solo maschio, ma per favore...), e non è per tutte, anche se dipende dal livello. Per l'agonismo, chiediamo molta fisicità, bene impostata. La bellezza del corpo è fondamentale. Abbiamo già iniziato, coi provini alle bimbe piccole: 5 anni, a volte 4. devono avere acquaticità ed essere esteticamente belle».  
Perchè una syncronette smette?
 «Perché arriva alla saturazione. Il syncro richiede molta pratica, più di altri sport: il minimo è tre ore di allenamento quotidiano. Arrivano a vent'anni e si guardano attorno, desiderano fare la vita da ventenni. O la passione è molto, molto forte, o si salta».
 Lei perchè ha smesso?  
«Avevo 25 anni e non ne potevo più. Come agonista, ho fatto tutto ciò che potevo fare, ma non potendo entrare in un gruppo militare, ho dovuto scegliere. E' stato difficile mollare, ma sono così ambiziosa che non sarei stata capace di continuare a un livello più basso. E poi ero stanchissima: vivevo fra Roma e il resto del mondo».
 Le altre sue compagne di squadra?
 «Abbiamo smesso in blocco. Di colpo, la Nazionale di syncro è stata azzerata. Nessuna di loro è più tornata in vasca. Io invece ho scelto di allenare. E il syncro, visto da qui, finché sei atleta non lo puoi capire».
 Cosa cambia?
 «E' stato difficile imparare ad essere spettatrice alle gare, gestire l'ansia e non farla trapelare. Finché sei atleta, puoi permetterti di essere nervosa prima della gara. Ma se sei il tecnico, devi assorbire questa agitazione e trasmettere tranquillità e fiducia».

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