Comunali, è Umberto Loschi il primo outsider: «No tram, Appiani da rifare e vino per tutti»
Padova, il conosciutissimo socio della Madonnetta di via Euganea pronto a guidare il GAV, Gruppo d’Azione Vinicola: «Giordani ha disatteso molti punti del suo programma». E il Pedrocchi deve restare aperto 24 ore su 24

Eccolo, il primo outsider. Sembra uno scherzo, ma non lo è. Dopo il Partito della birra in Austria, anche Padova scopre il candidato sindaco enologico: Umberto Loschi, 58 anni, gestore di fondi d’investimento e socio della Madonnetta, minuscola e frequentatissima osteria di via Euganea.
Sarà lui a guidare la lista Gav (Gruppo d’Azione vitivinicola) nella corsa per Palazzo Moroni. «Se non avessi avuto la Madonnetta, non avrei mai pensato di candidarmi», confida Loschi, «invece ho scoperto un mondo ostile che pensavo non esistesse a Padova».
Il riferimento è ai controlli subiti: «Ho ricevuto un numero notevole di visite da parte della polizia locale, non ce l’ho con loro ma con chi li manda. Sprechiamo risorse che potrebbero essere usate in altra maniera. Anche la voce di chi lavora nel mondo del vino deve essere ascoltata».

Il programma non fa nulla per smentire l’idea di una candidatura nata davanti a un calice. «Ma non stiamo scherzando», replica Loschi. Primo punto: fermare il tram, considerato «un debito per i prossimi 30 anni che lasceremo ai nostri figli».
Poi l’Appiani, da rifare: «Giro l’Europa per il rugby. Uno stadio urbano, bello e moderno potrebbe essere una soluzione».
L’ambiente, dice, è una priorità: ed ecco la proposta di «stombinare i canali che versano in condizioni deprecabili». Seguono: stop Ztl, Irpef zero per le attività commerciali dentro le mura, nuovi bandi per teatri e spazi pubblici con criterio di residenzialità storica e concessione gratuita degli impianti alle associazioni sportive con almeno il 60 per cento di iscritti minorenni. Nel programma anche la chiusura dei campi rom, a partire da quello di via Longhin.
Loschi non si ferma davanti ai confini delle competenze di un sindaco. Il rettore del Bo, secondo lui, «deve essere parlare veneto e non può essere astemio». E al posto del campus universitario alla Piave? Una vigna di Glera, ça va sans dire. C’è poi il Pedrocchi: «Non è più frequentato dai padovani. Un caffè gratis all’anno a ogni residente potrebbe far varcare di nuovo quelle porte. Bisognerebbe poi che stesse aperto 24 ore su 24».

La Madonnetta è il suo piccolo laboratorio politico. Un ritrovo di nostalgici? «Sì, ascoltiamo Battisti e Guccini, l’età media è la mia e i giovani sono tutti giocatori di rugby: uno sport ozioso. Ma non siamo fascisti. Abbiamo il manifesto del Partito liberale italiano appeso. Qui viene chiunque».
Destra o sinistra?
«Sono un liberale, più centro che destra. Oggi la destra si è spostata troppo a destra».
Il giudizio sul sindaco Sergio Giordani è senza sconti: «Trovo difficilmente conciliabile quello che aveva in programma con quello che ha fatto. Basti pensare al verde: hanno tagliato alberi, cementificato l’inverosimile e distrutto tutto con il tram. E poi tutte le eccellenze di Padova, dal Salone alle osterie, sembrano essere obiettivi sensibili della giunta, ma non in senso positivo». Altri toni per Roberto Marcato, possibile candidato del centrodestra: «Gli ho stretto la mano due volte, non mi ha dato una cattiva impressione».
La lista è in costruzione. «Cerco gente capace e non politici di professione». E una previsione? «È la prima volta che ci presentiamo: qualsiasi risultato è migliore dello zero». Prima, però, bisogna raccogliere le firme: «Non è lo scoglio più grande». Staremo a vedere.
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