La meraviglia del lago di Redona ©Foto Petrussi
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Movada, il borgo sommerso che riemerge dal lago di Redona

Fabiano Filippin

La storia delle case inghiottite dall’invaso e della memoria che resiste da quasi ottant’anni

È notoriamente conosciuto come il “borgo sommerso”, un nomignolo che nel tempo ha perfino cancellato dalla memoria dei più il suo vero toponimo: Movada rappresenta un gruppetto di case che ogni tanto riemerge dalle verdi acque del lago di Redona, in Val Tramontina, come accade in queste settimane di clima asciutto. Quei muri in sasso che compaiono tra i fondali fangosi del bacino idroelettrico resistono al tempo e alla natura ormai da quasi 80 anni.

Tutto nasce alla fine degli anni Quaranta quando l’Italia sta faticosamente uscendo dalle secche della guerra e si sta avviando ad un boom economico senza precedenti. Per alimentare industrie e uffici serve però sempre più energia. È così che la Società elettrica veneziana mette gli occhi sul Meduna, un torrente impetuoso che dalle montagne a confine con la Carnia sbuca nella pianura pordenonese.

La meraviglia del lago di Redona ©Foto Petrussi
La meraviglia del lago di Redona ©Foto Petrussi

Arriva la Sade

La Sade, la stessa che qualche anno dopo costruirà la diga del Vajont, decide così di realizzare tre impianti lungo il Meduna, il primo e più grande dei quali a Redona. Aderiscono al progetto altri colossi finanziari come la Snia, che in seguito gestirà l’impianto insieme a quelli gemelli di Cà Selva e Cà Zul. I lavori terminano nel 1952 ed è proprio in quel momento che per Movada inizia l’addio. La borgata viene evacuata perché si trova sotto il livello del futuro invaso. In tutto sono una decina le famiglie spostate altrove, chi in valle, chi fuori.

Tra leggenda e natura, ecco Movada: il borgo sommerso che riemerge dal lago di Redona dopo quasi ottant’anni

Borghi cancellati

Con Movada vengono letteralmente soppresse pure Fleur e Redona, ricostruita più a monte con il nome di Redona Nuova. In questo caso però non è possibile osservare le testimonianze dell’epoca: l’abitato era provvisto persino di chiesa, smantellata prima della risalita dell’acqua, e di un negozio. Gli immobili finirono di fatto distrutti, un po’ per recuperare materiali edili, un po’ a causa dell’azione della corrente.

Il pregio della calce

A Movada le cose vanno diversamente. Almeno una volta all’anno, durante l’asciutta invernale che consente al consorzio di bonifica Cellina Meduna di effettuare le manutenzioni irrigue, il borgo riaffiora dal greto. Subito il sito si ripopola grazie ad un continuo viavai di visitatori.

«Fa specie vedere come le pareti resistano ancora dopo oltre un secolo dalla loro realizzazione – ha spiegato l’ex sindaco di Tramonti di Sopra Roberto Vallar –. Merito della calce, prodotta in quantità industriali in quegli anni nella nostra vallata grazie alla disponibilità di pietrame del torrente».

La meraviglia del lago di Redona ©Foto Petrussi

L’anima del prete

Non mancano gli appassionati del soprannaturale che rievocano una leggenda. Secondo alcuni, l’anima di un sacerdote ottocentesco, originario proprio di Movada, si aggirerebbe tuttora nella casa natia, proteggendola dall’erosione.

Va detto che le visite sono sconsigliate anche di giorno in quanto il sito è considerato in ogni momento soggetto a piene improvvise. Di certo questa insidia non viene percepita dagli animali selvatici, orso compreso, che spesso lasciano le impronte nel limo attorno al vecchio borgo riemerso.

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