Cosa Nostra mette radici in città: capo clan compra alloggio all’Arcella

PADOVA. La criminalità organizzata vuole mettere le radici a Padova e provincia. Ormai è molto più di un incubo: le indagini delle forze dell’ordine parlano chiaro. La squadra mobile di Marco Calì, su mandato dei colleghi di Caltanissetta, ha sequestrato un appartamento all’Arcella di proprietà di Francesco Muncivì, 62 anni, esponente di spicco della famiglia Emmanuello che imperversa a Gela. Dopo la Camorra con la cattura a Brugine di Nicola Imbriani del Clan Polverino, dopo il clan napoletano dei Catapano che dissanguava le piccole aziende in crisi, dopo la banda di Mario Crisci di Castel Volturno che asfissiava le imprese con tassi da usura anche del 180 per cento, dopo la holding del falso capitanata da Sergio Lettieri di San Felice Cancello e Gennaro Grieco di Napoli, ecco dunque un’altra operazione che dimostra come anche Cosa nostra sia interessata alla città del Santo e alle sue prospettive, all’economia veneta, alle possibilità di procacciare appalti. Sì, perché Francesco Muncivì è un imprenditore che opera nel campo dell’edilizia, titolare della Fiass Srl e amministratore di fatto delle società cooperative “Città Futura”, “Giada”, “Halley”, “Casa nostra”, già conosciute per aver preso parte alla convenzione conclusa col Comune di Gela per la costruzione di 170 alloggi di edilizia agevolata-convenzionata, di pubblici servizi e di opere di urbanizzazione.
I poliziotti delle questure di Padova e Caltanissetta hanno sequestrato beni mobili e immobili per 800 mila euro riconducibili appunto a Muncivì, già arrestato nell’aprile scorso per associazione mafiosa e considerato affiliato a Cosa nostra di Gela. Il provvedimento è stato disposto dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Caltanissetta, su proposta della Dda. Sotto sequestro sono finiti un appezzamento di terreno di 20 ettari, di proprietà di una società riconducibile all’indagato, quote sociali della stessa ditta, un appartamento a Gela e quello di Padova in via Viotti 8.
L’immobile è stato acquistato nel 2005 al prezzo di 110 mila euro pagati con due assegni emessi su un conto corrente per il quale risultano movimenti complessivi di 107.100 euro.
Attualmente nell’appartamento viveva uno dei figli di Francesco Muncivì, formalmente studente universitario iscritto al Bo. L’attenzione investigativa però è molto alta. C’è il forte sospetto che questa abitazione potesse costituire una base d’appoggio in città per ben altri traffici. Il fatto poi che l’esponente del clan di Gela sia un imprenditore abituato a muoversi nell’universo degli appalti non fa che confermare la tesi espressa più volte, secondo cui Camorra e a questo punto anche Cosa nostra vorrebbero mettere le mani nel ricco Nordest. Ora, con la crisi galoppante e le imprese locali che chiudono i battenti, si sono creati forse i presupposti per l’ingresso sul mercato di altre realtà imprenditoriali, in cui la liquidità non è un problema, grazie soprattutto ai forti appoggi e alle spinte propulsive che vengono dal Sud.
I segnali forti di questa presenza ingombrante della criminalità organizzata giungono ormai a cadenza quasi regolare e fino ad ora si sono concretizzati in inchieste importanti, portate a termine da polizia, carabinieri e guardia di finanza. Le istituzioni cittadine tengono la guardia alta.
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