Le lavoratrici Icb protestano davanti al commercialista

LEGNARO. Senza lavoro, senza stipendio e ora anche senza cassa integrazione perché la richiesta è stata presentata troppo tardi dallo studio di consulenza fiscale della ditta che le ha lasciate senza un’occupazione. Insomma, oltre al danno anche la beffa. Così ieri mattina sono partite tutte insieme alla volta di Susegana (Treviso), dove si trova l’ufficio responsabile della negligenza, per esprimere tutto il loro dissenso. È una vera odissea la situazione che stanno vivendo le sessantotto lavoratrici della Icb, ex Sarto Italiano, azienda specializzata nel settore tessile di alta qualità e in stato di crisi dallo scorso settembre. Erano arrivate, dopo mesi di mancati pagamenti, ad occupare per giorni i locali della fabbrica. In quei giorni avevano ricevuto la visita e il sostegno di Susanna Camuso, segretario generale della Cigl. Da agosto sono senza stipendio e ora anche senza cassa integrazione. Il problema è che lo studio Vettoretti ha inviato la richiesta il 28 gennaio, quando il termine scadeva il 25. Quindi le lavoratrici hanno perso il diritto ad avere gli ammortizzatori sociali. Ieri mattina si sono vissuti momenti di tensione durante il presidio delle lavoratrici. «Siete degli incompetenti e la vostra condotta ricade su di noi» recitava uno dei cartelli esposti accanto alle bandiere della Cgil. Titolare dello studio di consulenza di Susegana è Claudio Vettoretti, volto noto anche perché nel 2006 fu candidato alla presidenza della Provincia. «È l'Inps che non accetta perché non ha i soldi per pagare, non mi assumo alcuna responsabilità di fronte a voi, andate a chiedere in azienda» ha cercato di scaricare le responsabilità il commercialista. «Non ha fornito alcuna risposta» spiega Maristella Viola della Cgil di Padova, che ha cercato di intavolare una nuova trattativa sfociata in un nulla di fatto «ha chiesto a noi di trovare una soluzione, ma l'errore l'hanno fatto loro». Ora si attende la dichiarazione di fallimento dell’azienda, prevista per metà maggio. «Dopo quella data» aggiunge la sindacalista «vedremo quali altri passi fare, se rivolgerci al prefetto e intentare causa allo studio Vettoretti».
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