Bortolussi: «La vera impresa è resistere»

Un’attività come quella di Bertin frutta un utile di 42 mila euro l’anno: oltre la metà se ne va in tasse

SANT’ANGELO DI PIOVE La piccola attività artigianale di Maurizio Bertin è riuscita a galleggiare nell’inquieto mare in cui naviga ormai da diversi anni il mondo produttivo veneto e non solo. Una micro impresa artigianale oggi, è in altri termini una enorme impresa volta alla sopravvivenza. Da qui a fine anno, sono almeno 15 le scadenze con il fisco in capo ai datori di lavoro: Iva, Irpef, tasse automobilistiche, Inps, Irap, Imu, Tares e chi più ne ha più ne metta.

E i numeri che descrivono la consistenza dell’impresa inchiodano alla realtà. Secondo un’elaborazione del’Ufficio studi della Cgia di Mestre, una ditta individuale con due dipendenti, un laboratorio da 300 metri quadrati e un autocarro, riesce a garantire al titolare un reddito medio di 42 mila euro. A questo, tuttavia, imposte e contributi succhiano oltre il 50% di consistenza. E si deve tener conto di una non trascurabile premessa: ovvero che al reddito si arriva dopo aver sottratto dai ricavi dell’impresa i costi, che pesano per oltre il 60%.

Dati alla mano, su quei 42 mila euro, vanno sottratti 8.291 euro di Irpef, 511 euro di addizionale regionale Irpef, 199 euro di addizionale comunale, 8.938 euro di contributi previdenziali Inps, 2.689 euro di Irap, 34 euro di imposta di bollo sul conto corrente bancario, 88 euro di diritto annuo Cciaa, 160 euro per il bollo del furgone, 503 euro di Inail, 1.934 di Tares, 662 di accisa sul carburante del furgone e 108 euro di imposta di pubblicità: totale 24.046 euro. Che, grazie alla deducibilità di alcuni contributi, si abbassa a 22.112 euro. Ovvero il 52,6% del reddito. «È evidente che in un sistema così concepito la vera impresa è resistere» osserva il segretario della Cgia di Mestre e consigliere regionale Giuseppe Bortolussi, «in particolare nei prossimi mesi assisteremo a un vero e proprio ingorgo di scadenze. Per le micro imprese dettano legge gli studi di settore: in vigore da 15 anni, e pur con tre revisioni, non sono stati rivisti però alla luce degli effetti della crisi.

Nel caso dell’artigiano di Sant’Angelo» fa notare Bortolussi, «nel 2012 il settore della bicicletta ha avuto una forte contrazione, e il mercato dei beni durevoli, in cui rientrano le bici, ha accusato una flessione del 13%. La crisi» conclude il segretario della Cgia, «non è quella del modello veneto di fare impresa, ma di un sistema in cui fisco e burocrazia strozzano il lavoro».

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