EMERGENZA SFRATTI / Case di accoglienza piene di padovani

PADOVA. C’è chi, come Tamara, con 600 euro al mese non riesce a pagare un affitto e ora vive in una casa di accoglienza con i suoi bambini.
E c’è chi, come suo marito, è costretto a vivere per strada. Una famiglia italiana come tante stretta nella morsa della crisi. È solo una delle storie che ormai popolano la quotidianità di Padova dove è in atto una vera e propria emergenza sfratti. Ad essere colpite ormai non sono più solo le famiglie di stranieri, le più deboli economicamente e dal punto di vista della rete relazionale, ma anche gli italiani.
La denuncia arriva da Rifondazione Comunista e da Workers in Action che ieri mattina hanno manifestato sul liston, di fronte a palazzo Moroni, per chiedere soluzioni.
«La crisi si fa sentire sempre più duramente», spiega Daniela Ruffini, presidente del Consiglio comunale e in prima fila ieri mattina per protestare, «crescono disoccupazione e precarietà. Ma il Comune cosa fa? Mette in vendita le case pubbliche anche se nessuno le compra. Almeno facesse la nuova graduatoria per le assegnazioni: siamo a Natale e ancora non si è vista».
Lo sportello sociale di Rc segnala situazioni di crescente disagio, con le case di accoglienza ormai piene.
«Ci sono famiglie che ci abitano per mesi» spiega la Ruffini, «e sempre più spesso sono italiani. Anche la classe media sta risentendo della crisi». Ad impugnare il microfono ieri c’era anche Tamara, 29 anni e tre bambini piccoli. Con il suo stipendio non ce la fa a pagare l’affitto e la sua famiglia è stata costretta a dividersi: da una parte lei e i bambini in una casa di accoglienza, dall’altra il marito per strada.
Non va meglio a Giuseppe, muratore di 58 anni. Non trova lavoro dal 2012. Passerà il Natale e il Capodanno con un tetto sopra la testa grazie alle strutture di accoglienza ma dall’8 gennaio non sa più dove andare.
E ancora Francesco, 45 anni, magazziniere. Minaccia di darsi fuoco, tanta la sua disperazione. Il suo sfratto diventa esecutivo il 31 dicembre e anche lui ha una famiglia da mantenere. «Nessuno si darà fuoco» rassicura la Ruffini, «in qualche modo troveremo una soluzione. Ma così non si può andare avanti. Ci sono venti case pubbliche vuote in attesa di essere vendute. Diamole a chi ne ha bisogno».
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