Il ticket Bitonci-Lodi «Vinciamo subito»

Finalmente è ufficiale: Massimo Bitonci è il candidato sindaco del centrodestra che si riconosce in Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e affini, ieri tutti insieme a certificare l’accordo. Il senatore leghista mette così in fila i filosofi della politica per cui era tutto un bluff e alla fine l’ex sindaco di Cittadella si sarebbe ritirato inchinandosi al maggiorente azzurro. Come previsto dall’accordo, Forza Italia fornirà il 50% del ticket con il broker Nicola Lodi in qualità di vicesindaco.
Per restare nel solco della storia, la formalizzazione del candidato del «vero centrodestra» - questo il leitmotiv della presentazione - arriva 42 giorni prima dell’apertura delle urne, sprezzante degli insegnamenti appresi nel 2009, anche se Bitonci, da solo, ha potuto contare su una rincorsa più lunga, iniziata a gennaio con tutte le perplessità di cui sopra mentre gli alleati si esibivano nell’eterno palleggio di strategie e contromosse. Ma adesso il leghista schiaccia sull’acceleratore: «Voglio un confronto pubblico con Rossi» annuncia.
La svolta
L’impossibile è diventato possibile quando era ormai chiaro a tutti che la soluzione benedetta ad Arcore avrebbe, per un motivo o per l’altro, escluso i partiti di centrodestra dal ballottaggio: già il sabato successivo all’investitura di Lodi, il consigliori di Berlusconi Nicolò Ghedini - promotore della candidatura del broker - il coordinatore regionale di Fi Marco Marin, il segretario federale della Lega Matteo Salvini e il candidato in pectore Massimo Bitonci erano riuniti nella sede di Fi a Padova per trovare una soluzione di rilancio.
Il ticket
Avesse avuto un altro carattere sarebbe rimasto stritolato Lodi, forse un po’ inesperto sul fronte politico ma tutt’altro che irragionevole. Annusata l’aria, rivela di essersi messo a disposizione «per un passo indietro» prima che altri dovessero chiederglielo. Individuato come vicesindaco, sarà capolista di Forza Italia, chiamato quindi a misurarsi con le preferenze. Resta da capire se basterà a sminare il dissenso che aveva accompagnato la sua candidatura a sindaco. «Ho voluto mettermi in gioco a prescindere dal mio ruolo» glissa di fronte alla domanda se dopo la nomina si sarebbe aspettato questa svolta «pur restando indipendente, porterò voti al partito e utilizzerò questa possibilità per fare qualcosa per la mia città, diventata invivibile: ragionerò come un capofamiglia. Il centrodestra siamo noi, non chi si fa sostenere dai partiti che a Roma stanno con il Pd».
Operazione compattezza
Scampato il pericolo di polverizzazione, riparte da qui la rincorsa del centrodestra nelle cui stanze si vocifera addirittura di un sondaggio che vorrebbe un punto sopra Rossi la coalizione composta, oltre che da Fi e Lega, da Fratelli d’Italia - pur spaccati -, con il coordinatore cittadino Gabriele Zanon che invita tutto il centrodestra a unirsi sul senatore. Quindi le civiche: Bitonci sindaco, Prima Padova, Officina per l’Italia e Aua. «Ringrazio Fi che arriva compatta - esordisce Marin - sono fermamente convinto che questa squadra possa riconquistare Padova, da troppo tempo in mano alla sinistra. Noi ci rivolgiamo ai moderati, liberali, cattolici e riformisti». Dal canto suo, il candidato leghista ha intenzione di giocarsi fino in fondo questa occasione: «Vinceremo al primo turno perché Padova ha voglia di cambiare» garantisce Bitonci «per me non c’è niente di più bello che amministrare. Noi non abbiamo funzionari di partito in lista, gente che ha bisogno di un lavoro o che è in aspettativa da anni dal ministero, quindi siano benvenuti tutti i Lodi di questo mondo» affonda annunciando che gli assessori saranno scelti con metodo meritocratico «né andremo mai con chi sostiene il governo: noi, a differenza dell’Ncd, non prenderemo mai ordini da Renzi». Degno di un’arringa l’intervento di Elisabetta Alberti Casellati che da neo coordinatrice cittadina ha affrontato le turbolenze delle due ultime settimane senza battere ciglio: «C’è grande soddisfazione per un’alleanza che si fonda sui contenuti - sostiene - c’era bisogno di un candidato manager e Bitonci ha già dimostrato di poter essere un buon sindaco. Padova ha bisogno di una rivoluzione copernicana, un trattamento shock dopo che abbiamo perso l’eccellenza in ambiti quali l’università e la medicina. Bene avrebbero fatto i consiglieri a consegnare gli atti in tribunale per il fallimento del Comune: in cambio delle tasse abbiamo ricevuto solo insicurezza».
Il programma
La prima sfida, di una città «in cui il buonismo ha lasciato che il degrado degenerasse» sostiene Bitonci «sarà trasformare i quartieri in città nelle città, ciascuna con la propria piazza, il campo sportivo, un presidio sanitario e di sicurezza. Fondamentale anche l’urbanistica: vanno rivisti il Pat e il Pati, sfruttando i rapporti con altri Comuni nell’ambito di comunità allargate e partecipate».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








