Serviva un timbro, beffati cento runner

PADOVA. «Mi è stata negata la partecipazione alla maratona perché il certificato medico non era stato validato dall'Usl. La sera prima della maratona al ritiro del pettorale sono stato informato che mancava un timbro. Mi è stato detto che era stato scritto anche su Facebook . Assindustria Sport, organizzatore dell’evento, aveva il mio numero di telefono, la mia email e tutto il tempo per comunicarmelo. Sono veramente indignato di questa disorganizzazione. Mai più parteciperò alla maratona di Sant'Antonio.Voglio essere completamente risarcito. Anche di mesi e mesi di faticoso allenamento».
Paolo Baldo è solo uno degli oltre cento maratoneti veneti che sono stati beffati da una normativa regionale che impone, qualora a rilasciare l’idoneità alla pratica sportiva agonista, sia un medico dello sport che lavora in una struttura privata, di far vidimare il certificato dall’Usl di residenza. Una normativa unica nel panoramo nazionale, visto che solo la Regione Veneto impone tale ulteriore passaggio burocratico.
Assindustria, attraverso il presidente Federico de’ Stefani, si difende: «Abbiamo fatto il possibile per risolvere il problema. Abbiamo invitato gli atleti che avevano già ricevuto conferma d’iscrizione alla Maratona a trasmettere ai nostri uffici il certificato timbrato dall’Usl di residenza e a portarne copia al ritiro del pettorale, inviando una mail a tutti e inserendo la comunicazione nel sito della maratona per tempo. Non solo: abbiamo fatto in modo che gli uffici della Medicina dello Sport dell’Uls 16 di Padova effettuassero un'apertura straordinaria sabato 26 aprile. Siamo i primi a essere stati danneggiati: abbiamo restituito i soldi dell’iscrizione a chi non è riuscito a mettersi in regola, e oltre al danno economico abbiamo accusato anche un calo nel numero degli arrivati. La legge in questo senso non ammette deroghe. Pur sentendoci anche noi vittime di una situazione indipendente dalla nostra volontà, da organizzatori ci scusiamo con tutti quei partecipanti che non hanno potuto prendere il via. Davvero, se ci fosse stato possibile farli correre, ne saremmo stati felici noi per primi, come lo siamo ogni volta che vediamo un maratoneta tagliare il traguardo in Prato della Valle».
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