A Bagnoli è tornato l’incubo delle cimici

Migliaia di piccoli animaletti s’insinuano in casa attraverso le fessure di porte e finestre. Residenti esasperati

BAGNOLI. L’incubo delle cimici dell’olmo toglie il sonno e fa saltare i nervi a decine di famiglie esasperate da un’invasione che non ha niente da invidiare ad un flagello biblico. Con le prime giornate di caldo estivo nuvole nere si alzano dalla campagna e puntano dritto verso le abitazioni. Sono migliaia di piccoli insetti alla ricerca di luoghi più freschi: si insinuano attraverso porte e finestre, riescono a passare attraverso fessure invisibili e nemmeno le zanzariere servono a tenerli fuori da casa. Ne entrano a decine (l’anno scorso anche a centinaia) e si nascondono sotto i battiscopa, dentro agli armadi, fra la biancheria nei cassetti, sotto i cuscini e i materassi, fra le stoviglie della cucina. Fuori casa gli insetti volano in continuazione per tutto il giorno e si appoggiano su ciò che trovano, cose e persone. Basta stare cinque minuti all’aperto per trovarseli addosso, sui vestiti, sulla pelle, fra i capelli. Così per tutta l’estate, fino ad autunno inoltrato, da ormai cinque anni.

«Dopo tutto quello che abbiamo patito l’anno scorso siamo alle prese con una nuova invasione», racconta esasperato Paolo Andreetta. In primavera gli olmi siberiani che hanno favorito la diffusione delle cimici sono stati tagliati, in particolare i filari che si trovano a meno di cento metri dalle abitazioni. «Peccato che quegli alberi siano ancora lì», continua Andreetta, «a un passo da casa nostra. Sono passati mesi ma nessuno è venuto a prenderli. Dicono che bisogna lasciarli a sole per alcuni mesi prima di fare il cippato. Nel frattempo però sono spuntate nuove piante fra le erbacce. Adesso, con il caldo, le cimici hanno ripreso a torturarci e ogni giorno sono sempre più numerose. Non sappiamo più che fare, sembra che questo disastro non interessi a nessuno. Fra le istituzioni, Regione, Uls, Comune, è un continuo scaricabarile. Intanto siamo costretti a passare un’altra estate barricati in casa».

Andreetta vive con la famiglia in via Pastò, in una bellissima campagna fra il centro del paese e la frazione di Prejon. Traffico inesistente, tanto verde e tanta tranquillità. Sembra un angolo di paradiso invece è un piccolo inferno. «Da anni non possiamo permetterci di stare all’aperto», spiega la moglie Rossana Longhin, «non dico in giardino ma nemmeno sotto il portico. Nei giro di pochi minuti le cimici ci cadono addosso e non ci danno pace. E’ vero che non pungono e che sono piccole ma puzzano e bisogna sentirsele camminare addosso per capire cosa proviamo. Non abbiamo più vita sociale: gli amici non vengono più a trovarci, la casa è perennemente sottosopra, in sala teniamo l’aspirapolvere e le scope, sempre pronte all’uso. Le cimici si appoggiano sulle tende e sporcano i muri. L’anno scorso ne avevamo migliaia, dentro e fuori casa, avevamo sigillato porte e finestre con il nastro adesivo per tenerle fuori. Trascorriamo le nostre giornate con l’aspirapolvere in mano per pulire».

Tutta la vita familiare è condizionata dall’invasione delle cimici: sveglia alle cinque del mattino, primo passaggio con l’aspirapolvere anche dietro ai battiscopa, ormai perennemente staccati dal muro, pulizia generale e poi la serrata. Porte e finestre chiuse, si vive barricati in casa, con l’aria condizionata in funzione per tutto il giorno. Solo a sera inoltrata è possibile riaprire, ma per poco. Altra ripassata con l’aspirapolvere e poi a letto. «In casa abbiamo un’anziana invalida e malata», prosegue Rossana, «ma non possiamo portarla a prendere un po’ d’aria sotto al portico, così accudirla è ancora più dura. In cucina le cimici finiscono dentro le pentole, cadono sul nostro cibo, dobbiamo mangiarcele? Vorrei tanto invitare a pranzo i funzionari dell’Uls che ci hanno detto che in fondo si tratta di insetti come le mosche e le zanzare, con i quali bisogna imparare a convivere. L’anno scorso il medico ci ha prescritto degli ansiolitici perché non riuscivamo più a dormire». «Il pensiero delle cimici ci accompagna in ogni momento della giornata», aggiunge Andreetta ,«e condiziona ogni nostro gesto. Nelle nostre condizioni vivono almeno altre cinquanta famiglie. Eppure nessuno finora è venuto a fare un sopralluogo, a vedere in che condizioni viviamo. Nessuno si preoccupa di potar via gli olmi siberiani, la causa di tutti i nostri guai». Con il passare dei giorni le segnalazioni aumentano e arrivano anche da abitazioni poco lontane dal centro, come dalla parte ovest, in località Olmo. Anche alcune famiglie di Tribano si trovano a fare i conti con il fastidioso insetto che non concede tregua. Uls e Regione hanno mandato dei tecnici per un primo sopralluogo, ora tutti si attendono risposte e soluzioni. Intanto l’incubo continua.

Nicola Stievano

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