L’invasione di bruchi minaccia l’agricoltura dell’Alta Padovana

L’allarme di Coldiretti: «Colture a serio rischio: i bruchi non mangiano solo le foglie, attaccano anche le radici. In pochi giorni il prato si secca». Ma non ci sono problemi per la salute pubblica. Si sono mossi anche numerosi sindaci, la Regione effettuerà dei sopralluoghi

Paola Pilotto
I bruchi che stanno devastando prati e colture della zona
I bruchi che stanno devastando prati e colture della zona

I prati stabili dell’Alta padovana stanno diventando una distesa di erba secca sotto l’attacco dei bruchi. Centinaia di ettari sono stati colpiti dall’infestazione, particolarmente estesa a San Pietro in Gu, ma ormai segnalata anche nei Comuni vicini di Carmignano di Brenta, Grantorto e Gazzo.

Gli agricoltori parlano di un vero e proprio flagello e Coldiretti Padova lancia l’allarme: a preoccupare non è soltanto il foraggio già perduto, ma soprattutto il rischio di arrivare alla prossima primavera senza raccolto. A favorire la diffusione delle larve di lepidotteri, come le nottue, sarebbe stato il caldo anomalo e persistente degli ultimi mesi.

«Questi bruchi attaccano le graminacee», spiega Maurizio Canton, imprenditore e componente della giunta di Coldiretti Padova, «delle quali non si limitano a mangiare l’apparato fogliare ma fanno morire anche le radici sottostanti. Così nel giro di pochi giorni il prato si secca con conseguenze pesanti per le aziende e per gli allevamenti che dipendono dal foraggio prodotto».

La soluzione è riseminare, ma resta il timore che, con temperature ancora sopra la media, il fenomeno possa ripresentarsi. «Siamo preoccupati per la prossima primavera», aggiunge Canton, «perché se il problema non verrà risolto ci troveremo senza raccolto e senza foraggio per le nostre stalle».

Coldiretti sta raccogliendo le segnalazioni degli agricoltori e si sta confrontando con il Servizio fitosanitario regionale e Veneto Agricoltura, insieme a Coldiretti Vicenza, per individuare interventi efficaci. «Ormai passiamo di emergenza in emergenza», sottolinea il presidente Roberto Lorin, «e l’agricoltura è sempre il settore più esposto». Grandinate, vento forte, siccità, aumento dei costi delle materie prime e dell’energia e gli effetti del cambiamento climatico stanno mettendo a dura prova le imprese. «Attendiamo risposte urgenti dalle istituzioni e indicazioni operative dai tecnici per arginare il fenomeno e salvare il raccolto di primavera».

Il problema è stato segnalato da tutti i sindaci della zona e proprio venerdì è arrivata la risposta della Regione al sindaco di Carmignano di Brenta Elisa Paiusco, che aveva chiesto chiarimenti e indicazioni sulle possibili azioni da intraprendere. A breve saranno effettuati sopralluoghi sul territorio da parte degli ispettori regionali, in collaborazione con l’Università di Padova. Saranno raccolti campioni di larve per identificare con precisione la specie e valutare eventuali interventi mirati.

La Regione conferma che non ci sono problemi per la salute pubblica. Le nottue, insetti appartenenti alla famiglia dei lepidotteri, possono provocare danni alle coltivazioni e al verde, ma non rappresentano un pericolo per le persone.

A differenza della processionaria, le loro larve non possiedono peli urticanti né sostanze tossiche o velenose e non provocano reazioni allergiche per semplice contatto o vicinanza. L’attenzione resta quindi concentrata sui prati e sulle aziende agricole. Si spera che l’arrivo del freddo faccia sparire i bruchi, ma si teme che nel frattempo non mangino tutto portando inevitabili gravi conseguenze per il raccolto a primavera.

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