Il baccalà rivisitato da Alajmo all’ecumenica dell’Accademia
Giovedì al Calandrino l’evento annuale dell’associazione fondata da Vergani e guidata da Poli. Il percorso gastronomico attraverso la cucina regionale dal mantecato al baccalà con curry alle mele

Un percorso gastronomico ideato da Massimiliano Alajmo sul tema del 2026 per la cena ecumenica dell’Accademia italiana della cucina: «Baccalà e stoccafisso nella cucina della tradizione regionale».
La delegazione di Padova, guidata dall’avvocato Annabella Poli, ha voluto fare le cose in grande. E giovedì scorso, grazie all’impegno dei simposiarchi Samantha Tabacchi e Gianni Sarragioto, ha proposto a delegati e ospiti la qualità, l’inventiva e la maestria di uno chef tristellato nel suo locale più casual e sperimentale: il Calandrino.

«In questa casa la tradizione non è un museo, bensì un cantiere», hanno ricordato Tabacchi e Sarragioto, «e il baccalà nasce da una tecnica di essiccazione che somiglia più a un laboratorio di fisica che a una cucina. E però arriva in tavola con il sapere imparato dai nonni Adelina e Vittorio, che nel dopoguerra venivano da Vicenza a vendere il baccalà Sotto il Salone, al banco numero 13. Tre stelle Michelin e un banco del mercato: è tutto qui il Veneto che sappiamo riconoscere».
E così c’è il tradizionale mantecato («noi ci atteniamo alla scuola classica nella quale il pesce si esprime attraverso la sola acqua di cottura e l’olio», spiega Alajmo), ma anche un baccalà di fresca salatura, un risotto al nero di seppia con crema fredda di baccalà alla vicentina e l’innovativo baccalà con curry alle mele.
E per finire la Pazientina, il dolce di Padova che lega la famiglia Alajmo all’Accademia: fu il coordinatore veneto Nemo Cuoghi ad affidare a Rita Chimetto (madre di Massimiliano, Raffaele e Laura Alajmo) il compito di ricostruire l’antica ricetta, che poi venne depositata dal notaio nel 1999.
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