Altri 90 profughi in arrivo a Padova strutture vicine al collasso

PADOVA. In città stanno per arrivare altri 90 migranti. In base ad informazioni attinte direttamente dal Ministero dell’Interno, i nuovi profughi dovrebbero essere accompagnati a Padova già tra oggi e domani. Come impone il nuovo regolamento dettato direttamente dal vice- capo della Polizia di Stato, Alessandro Marangoni, ex questore di Padova ai tempi delle prime amministrazioni comunali guidate da Flavio Zanonato, i nuovi migranti dovranno prima essere trasferiti in questura per il fotosegnalamento e solo dopo potranno essere ospitati nelle case d’accoglienza, gestite dalle cooperative, a loro destinate. Insomma, una procedura ben codificata.
Come ha detto ieri in pubblico anche il Prefetto Patrizia Impresa all’inaugurazione del rinnovato Orto Botanico, la città e la provincia hanno il dovere di ospitarli ma, secondo i responsabili delle associazioni che hanno vinto il bando di gara indetto dalla Prefettura, non ci sarebbero posti a sufficienza.
Anche per tutta la giornata di ieri gli addetti ai lavori di Palazzo Santo Stefano, coordinati dal viceprefetto Alessandro Sallusto, hanno effettuato una valanga di telefonate per reperire case dove ospitare i nuovi profughi in arrivo ma, quasi sempre, la richiesta della Prefettura è caduta nel vuoto.
«Noi della Fondazione La Casa abbiamo dato disponibilità solo per cinque posti nella Casa a Colori, in via del Commissario» sottolinea il direttore Maurizio Trabuio. «Nella casa Valentina Terrani, all’Arcella, non c’è più posto da tempo perché è diventata albergo vero e proprio per turisti e sono sature anche le nostre due sedi staccate che gestiamo a Dolo ed a Mira. Abbiamo i cinque posti liberi nella Casa a Colori perché, proprio due giorni fa, sono scappati via cinque sudanesi. Altrimenti i posti sarebbero già esauriti».
A proposito di fotosegnalamento obbligatorio, gli addetti ai lavori comunicano che non sempre la nuova procedura funziona bene. Molti migranti fanno di tutto per non farsi identificare dalla polizia. Alcuni accettano di farsi le fotografie ma rifiutano di farsi prendere le impronte digitali. Tra i più recalcitranti ci sono gli eritrei che, nel momento in cui devono collaborare con la polizia per le impronte, chiudono la mano a forma di pugno.
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