Ottavo assalto a colpi di mazza alla Ardema di Campodarsego: il bottino supera i 50.000 euro

Nella zona industriale di Caltana i ladri hanno nuovamente colpito la Ardema. Nell’ultimo periodo c’erano già stati dei blitz a maggio, agosto e settembre. I banditi avevano anche uno zaino con un jammer per disturbare l’antifurto

Giusy Andreoli
La Ardema
La Ardema

Nuovo furto nella zona industriale di via Caltana, dove i ladri sono tornati a colpire Ardema srl, azienda specializzata in lavorazioni meccaniche di alta precisione. È l’ottavo furto subito dalla ditta, l’ultimo di una drammatica scia di colpi che ha già visto i malviventi entrare in azione a maggio, ad agosto e a settembre.

schema collaudato

L’assalto è scattato domenica alle 23.30, seguendo un copione ormai identico. I malviventi, ripresi dalle telecamere esterne mentre imbracciavano mazze da 5 chili con manici lunghissimi, hanno puntato il retro dello stabilimento.

«Hanno letteralmente scardinato e rimosso la porta d’emergenza, strappando poi di netto il sensore d’allarme, i fili e le canaline elettriche» racconta Denis Trevisan, il titolare. «Una volta dentro, i ladri hanno agito a colpo sicuro, setacciando gli uffici del piano terra e del primo piano, aprendo ogni singolo mobile. Si sono poi diretti nella sala metrologica e nella mensa. Il bottino è pesante: 50.000 euro in utensili di precisione, strumenti di misura e materiale in metallo duro. Un furto palesemente su commissione, dato il valore specifico e la commerciabilità di questo tipo di strumentazione nei mercati neri esteri».

Lo sconforto

Ciò che preoccupa maggiormente è l’alto livello tecnologico della banda, che riesce a superare i sofisticatissimi, multipli e costosi sistemi di protezione di queste aziende. «Durante l’assalto i ladri sono riusciti a inibire completamente la rete wireless e telefonica della fabbrica» spiega Trevisan.

«Probabilmente utilizzando dispositivi jammer. Nella collezione video che ho compare sempre un tizio con uno zainetto nero da cui spuntano le antenne. Anche stavolta le telecamere interne sono state oscurate, infatti l’applicazione aziendale non mostrava alcun video e le chiamate d’allarme sono state bloccate. L’unico segnale a partire è stato un impulso tramite il ponte radio protetto dell’istituto di vigilanza privata a cui è collegata la ditta. Le guardie giurate erano sul posto in appena dieci minuti, ma i ladri si erano già dileguati nei campi circostanti. I carabinieri della stazione locale, complice la carenza di pattuglie disponibili in quel momento sul territorio, sono invece arrivati dopo».

La preparazione

Secondo la proprietà, i malviventi avrebbero effettuato una prova generale del blackout delle linee venerdì scorso, quando tutte le fabbriche della via avevano subito un misterioso isolamento informatico senza che venisse consumato alcun furto. Il raggio d’azione della banda non si è limitato ad Ardema, i ladri avevano spostato i bancali per preparare il buco verso la vicina Uop, che rigenera utensili e produce rivestimenti in titanio, ma l’arrivo fulmineo dei vigilanti ha sventato il secondo assalto della nottata.

Va ricordato che la Uop è stata già colpita dai ladri ben 18 volte in 5 anni, 3 solo quest’anno (in settembre, agosto e maggio) con danni e perdite che superano i 500.000 euro, insieme alla dirimpettaia Marangon Erginering, che di furti ne ha patiti in totale 4. La reazione è di profondo sconforto e rabbia: «Ormai si vive con l’angoscia».

Il paradosso

Ieri in Ardema la produzione è rimasta paralizzata, i ladri hanno sottratto gli utensili che gli operai avrebbero dovuto montare sui macchinari a inizio turno per avviare le commesse. Oltre al danno economico, si profila la beffa assicurativa. «Dopo otto furti, le compagnie pongono paletti» commenta l’imprenditore. «Al terzo colpo i premi e le franchigie aumentano, fino ad arrivare alla disdetta». Dati i precedenti e la complessità dei sistemi di inibizione utilizzati, i furti perpetrati sono stati presi in carico direttamente dalla Questura di Padova.

L’indagine

Gli investigatori di riferimento stanno coordinando un’indagine approfondita che punta a ramificazioni anche lontane, ipotizzando l’esistenza di una vera e propria organizzazione transnazionale dietro al racket del metallo duro. Gli imprenditori della zona industriale di Campodarsego respingono la falsa narrazione di un paese sicuro mentre si fa strada l’idea di una vigilanza privata fissa, un piantone attivo tutta la notte da pagare in consorzio tra le varie ditte della zona. Una soluzione onerosa che trova ancora resistenze tra alcuni proprietari, ma che per molti rappresenta ormai l’ultima spiaggia per difendere il proprio lavoro.

 

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