«Basta birra», e loro lo massacrano

Ridotto a una maschera di sangue da un gruppo di nordafricani all’interno del suo locale. È successo ieri alle 15 nel bar “Xin Xin”, di via Tommaseo 13, proprio di fronte alle cucine popolari. Vittima il gestore dell’attività, un cittadino cinese, Dong Wen Shu, 37 anni, picchiato brutalmente e costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso.
Il racconto.
«Sono persone che conosco di vista, frequentano abitualmente il bar. Avevano bevuto troppo e volevano consumare un’altra birra. Mi sono rifiutato di servirgliela e loro sono andati via di testa. Hanno buttato a terra tutto quello che avevo sul bancone e poi in due, come furie, si sono avventati su di me prendendomi a pugni. Io cercavo di parare i colpi, di difendermi, ma loro hanno avuto la meglio. Ho male dappertutto, ai denti, alla bocca, non riesco a tenere aperto l’occhio sinistro e espiro male perché ho sangue dal naso», spiega in maniera stentata il titolare cinese che con il viso martoriato e senza denti davanti, fatica a parlare.
Ubriachi e violenti.
«È da un anno e mezzo che gestisco l’attività con mia moglie ma non avevamo mai avuto problemi. Noi facciamo il nostro lavoro e non facciamo del male a nessuno. Queste persone invece erano ubriache e non si rendevano conto della gravità di quello stavano facendo. Tra l’altro le birre che avevano bevuto non le avevano neppure comprate da me ma pretendevano comunque di berle all’interno del mio locale o nel portico subito fuori, quando c’è tanto di cartello di divieto». E mentre il marito è all’ospedale che attende di essere medicato, al bar, preoccupata e sotto shock, è rimasta la moglie. «L’hanno riempito di botte, per fortuna non ho assistito alle scena. Ero tornata a casa per pranzo, quando un amico mi ha chiamata e mi ha detto di correre al bar. Appena arrivata ho trovato mio marito in un lago di sangue, gli espositori delle gomme da masticare a terra e il barattolo di vetro delle caramelle distrutto in mille pezzi«, racconta impaurita Zhao Shu Fen, moglie di Dong Wen. «Ho chiamato subito l’ambulanza e i carabinieri ma purtroppo chi ha massacrato mio marito era già scappato. Mi hanno detto che erano un gruppo di nordafricani e che in due l’hanno picchiato a sangue», continua la titolare del bar, mentre come in una processione nel locale entrano persone a chiedere notizie sullo stato di salute del marito. «Ho parlato poco con Dong, so che ha anche preso una botta in testa. Spero non sia niente di grave e spero che stasera torni a casa”. Il bar Xin Xin di via Tommaseo non è la prima volta che finisce nei guai per la clientela.
Il bar era stato chiuso.
Nel settembre dell’anno scorso Vincenzo Montemagno, all’epoca questore di Padova, aveva firmato un provvedimento di 15 giorni di chiusura nei confronti del bar basandosi sull’articolo 100 del Tulps (Testo unico leggi di pubblica sicurezza) che consente al responsabile della polizia di stato di “sospendere la licenza di un esercizio pubblico che sia diventato un abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che comunque costituisca un pericolo per l’ordine pubblico».
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