Bios Line, 40 anni di storia nella scienza del benessere

Negli anni Ottanta Paolo Tramonti ha l’intuizione di portare in Italia il mondo degli integratori. Oggi conta 85 dipendenti e una filiale spagnola. Lunedì 19 ottobre al Pedrocchi sarà tra le aziende premiate all’evento del Mattino “Una famiglia una impresa”

Arianna Salvatori
Paolo Tramonti nella sua azienda
Paolo Tramonti nella sua azienda

La storia di Bios Line, azienda padovana di integratori alimentari e cosmetici naturali, comincia quarant’anni fa con un viaggio negli Stati Uniti. Paolo Tramonti ha 23 anni, è in vacanza e si accorge di un mercato che oltreoceano è già molto sviluppato, mentre in Italia muove ancora i primi passi.

«Vedevo questo proliferare di integratori di tutti i tipi», racconta il fondatore e amministratore delegato della società. Tramonti non sa ancora in quale settore investire, ma sa già di voler diventare imprenditore: «Ero dipendente di un'azienda e mi sono licenziato proprio perché volevo mettermi in proprio. Non sapevo bene di cosa occuparmi, poi è arrivata questa opportunità». E così, nel 1986 crea Bios Line.

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Lo scoglio iniziale

I primi anni sono dedicati all’importazione di integratori dagli Stati Uniti. Partono in due: Tramonti e un’altra persona che si occupa dell’amministrazione, in un piccolo magazzino nel centro di Padova. I primi clienti sono soprattutto erboristerie e quelle poche farmacie che allora erano già sensibili ai rimedi naturali.

«La sfida più grande? Trovare una banca che ti desse i soldi», ricorda Tramonti. «Oggi si parla di startup: prepari un piano, vai dagli investitori e chiedi uno, due, tre o quattro milioni. Anche all'epoca succedeva, ma molto meno».

Superato quello scoglio, bisognava costruire giorno per giorno una struttura. Capire chi assumere, dove andare a vendere, con quali strategie e quali prodotti scegliere. «È stata un'azienda nata un po' alla volta, non da un programma preciso». Man mano che l’organico cresce, l’attività si sposta in un capannone fuori città e poi in una sede più grande.

Anche la moglie entra nell’attività, occupandosi per un periodo del negozio padovano.

La ricerca fatta in casa

La vera svolta arriva dopo circa cinque o sei anni, quando l’azienda decide di superare il ruolo di importatore e controllare direttamente la filiera, stabilire cosa inserire nei prodotti e avere un controllo a 360 gradi. Nasce un reparto interno di ricerca e sviluppo, guidato dal farmacista Cristiano Mezzato, ancora oggi in azienda dopo trent’anni.

«Se importi, non puoi incidere sulle politiche commerciali né sulle formulazioni», spiega Tramonti. «Il mercato italiano ed europeo è diverso da quello americano, anche perché abbiamo abitudini alimentari differenti. Quindi è chiaro che, se vuoi sviluppare un prodotto adatto a questo mercato, devi esserne padrone».

Oggi Bios Line mantiene al proprio interno la ricerca, lo sviluppo delle formule e il controllo della produzione, mentre affida la realizzazione materiale dei prodotti a una rete di fornitori specializzati con i quali intrattiene rapporti pluriennali.

Il catalogo comprende integratori in polvere, shampoo e creme, micro tavolette e molto altro: tutte lavorazioni che richiedono impianti differenti.

«Abbiamo selezionato una serie di fornitori, ognuno bravo a fare un determinato lavoro, e con loro realizziamo i prodotti», precisa l’ad. Nel 2018, inoltre, per gestire volumi crescenti e mantenere interna la logistica, l'azienda inaugura un magazzino automatizzato alto venti metri, con temperatura controllata.

Germania nel mirino

Partita in due, oggi Bios Line conta circa 80-85 addetti tra personale della sede, manager e direttori vendita. A questi si sommano un'altra ottantina di agenti monomandatari che lavorano esclusivamente sul territorio italiano. Da gennaio 2024 è stata aperta anche una filiale in Spagna, partecipata al 100% da Bios Line, con una decina di dipendenti e una trentina di agenti.

«Abbiamo deciso di partire dalla Spagna perché è un mercato vicino al nostro, con circa 20 mila farmacie. È un mercato interessante, che ha cominciato a svilupparsi in questo settore poco dopo quello italiano», spiega Tramonti. L’impresa esporta in una cinquantina di Paesi, dall’Europa all’Asia, fino all’Oceania e al Sud America. Ora lavora all’ingresso in Germania e valuta opportunità negli Stati Uniti e in India.

«Il 90% della nostra attività è ancora in Italia, ma l'obiettivo è sviluppare progressivamente anche la presenza internazionale», sottolinea. Nel 2021, per sostenere una nuova fase di crescita, entra nel capitale di Bios Line Palladio, realtà di investimento nata nel Vicentino.

«Non è un fondo di investimento tradizionale, ma una holding», sottolinea, «può avere un orizzonte temporale più lungo. È un capitale più paziente». L’obiettivo è rafforzare la struttura manageriale e affrontare mercati esteri più complessi senza perdere l’identità costruita a Padova.

«Basta prendere accordi chiari prima», osserva Tramonti, rivendicando la scelta di un interlocutore italiano, e quindi culturalmente e geograficamente vicino.

Gelati, yoga e psicologo

L’identità di Bios Line, però, non si ferma ai prodotti. Al centro della cultura aziendale c’è il benessere dei dipendenti. In sede i cuochi preparano ogni giorno i pasti per i dipendenti, privilegiando ingredienti freschi e di qualità. Ci sono corsi di yoga, una biblioteca per lo scambio dei libri e, durante l’estate, un carretto dei gelati che arriva il mercoledì nel giardino aziendale. Piccoli momenti che aiutano a sentirsi parte di un progetto e a vivere la quotidianità lavorativa con maggiore leggerezza.

Più di recente è stato inoltre attivato un servizio che mette a disposizione del personale sette sedute annuali con uno psicologo online.

Tramonti racconta di fare attenzione perfino alla distanza tra casa e ufficio quando assume: «Se una persona abita lontano, la metto in difficoltà. Fare quaranta o quarantacinque minuti di strada tutti i giorni è un problema». Dietro queste scelte, secondo l’imprenditore, c’è un principio che prova a tenere insieme crescita e relazioni: «Il rispetto dei dipendenti, dei clienti, del consumatore, dei fornitori».

Nessuno di questi interessi, sostiene, può essere perseguito ignorando gli altri. A questo si affianca un secondo valore, la capacità di cambiare. «Le aziende, quando crescono, spesso si irrigidiscono. E quando ti irrigidisci troppo perdi quell’elasticità che ti serve per affrontare le sfide del mercato».

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