Capannoni, nel Padovano tornano a crescere le vendite

Nei primi sei mesi dell’anno si registra un incremento dell’11% sul 2025. Agevolate le strutture che hanno caratteristiche energetiche migliori e gli immobili vuoti con accessi immediati ai grandi nodi infrastrutturali

Federico Murzio
Crescono le vendite per i capannoni
Crescono le vendite per i capannoni

 

Campanili e capannoni, capannoni e campanili. Lo stile rampante del Veneto che il poeta Andrea Zanzotto definì «progresso scorsoio» torna a fare capolino nell’incremento delle compravendite e degli affitti di capannoni. E ciò avviene a Padova e nel Padovano in modo significativo. Nei primi sei mesi del 2026, in termini percentuali, in provincia si è certificato un più 11 per cento di vendite rispetto lo stesso arco temporale del 2025.

Le ragioni sono molteplici. In ordine sparso: l’esigenza di avere depositi o stabilimenti vicino alle arterie di comunicazione e una risposta alla ricerca di flessibilità da parte delle aziende anche in relazione dei dipendenti (leggi costi casa-lavoro). Su tutto lo sviluppo del settore logistico a fronte della scelta di molte aziende produttive di tenere magazzini ridotti.

I numeri

Nel primo semestre del 2026, dunque, in termini assoluti si sono concluse nel Padovano 208 compravendite. Un quinto, in altre parole, di tutte quelle realizzate in Veneto per il comparto produttivo.

Numeri e percentuali arrivano da un report di Gabetti, società che si occupa a 360 gradi di compravendite immobiliari. Il report, sul Padovano, scatta anche altre fotografie. La prima cattura una sorta di altalenante ripresa del settore dopo gli anni del Covid.

Altalenante ma, questa volta, anche incoraggiante se si considera che nel 2025 le compravendite hanno subito un calo del 14% rispetto l’anno precedente, il 2024. La seconda fotografia è che, in ogni caso, nel primo semestre del 2026 hanno fatto meglio del Padovano solo le province di Vicenza e Treviso, che con la provincia di Padova condividono un alto tasso di industrializzazione.

La terza fotografia racconta che gran parte delle compravendite avvengono al di fuori del capoluogo. Il che parla più della saturazione di un territorio che, stando agli addetti ai lavori, dovrebbe puntare molto sulla riqualificazione.

Gli affitti

La cartina di tornasole della necessità di riqualificazione sta anche negli affitti. I valori provinciali salgono tra i 5,5 e i 6 euro al metro quadro al mese nei casi di strutture moderne e altamente performanti da un punto di vista energetico.

Senza queste caratteristiche i valori si attestano dai 3, 5 ai 6 euro al metro quadro al mese nel capoluogo, laddove l’offerta è più limitata ma più vicina ai grandi snodi infrastrutturali verso Milano, Bologna, il porto di Trieste. Mentre, nel resto della provincia, ad oggi si attestano da 1, 5 al 4, 5 euro al metro quadro al mese.

La ripresa

Il «panorama» padovano si inserisce in un contesto di ripresa veneta in cui nel primo semestre di quest’anno si sono concluse (1. 015) più della metà delle compravendite complessive del 2025 (2. 017).

Da qualsiasi parte lo si guardi, e con le cautele del caso da parte degli operatori, l’incremento delle compravendite tradisce una spinta il cui valore può essere compreso entro due confini. Da una parte lo sviluppo intenso dei fabbricati produttivi e logistici sull’onda della legge Tremonti-bis del 2001, che si è concretizzò in un boom delle costruzioni (nella logica, da parte dei costruttori, di metterli in conto capitale in attesa di venderli).

Dall’altra parte, l’altro confine, riporta al passato fenomeno dello scoperchiamento dei capannoni. Così facendo si toglieva il requisito dell’incolumità e della funzionalità con un cambio di accatastamento e quindi a un’esenzione dall’Imu.

Una pratica, quest’ultima, che ha aperto, non da oggi, il dibattito sul recupero dei capannoni abbandonati, sul loro riutilizzo, sulla rigenerazione urbana anche nell’ottica dell’Agenda europea per lo sviluppo sostenibile.

 

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