Caro energia, pane e negozi più costosi: artigiani padovani verso un autunno difficile
Bollette e gas fanno aumentare i costi per artigiani e commercianti: a Padova previsti 66 milioni di extracosti energetici nel 2026. Cresce il rischio chiusure

Perché il costo del pane è aumentato? Perché le rosette, un filoncino, una treccia costano più oggi, circa il 25%, rispetto a cinque anni fa? Colpa della materia prima, certo, ma a firmare l’incremento sono soprattutto energia elettrica e del gas, grazie ai quali i forni lavorano.
Artigiani e commercianti concordano su un aspetto, forse intuitivo al grande pubblico, che però come un fiume carsico s’inabissa e riemerge ad ogni scossone. Il conto dell’incremento delle bollette energetiche per le imprese, alla fine, sarà pagato da clienti e utenti. E sullo sfondo di uno scenario nel quale i timori degli imprenditori crescono, più di qualcuno tra loro, artigiani e commercianti che siano, pensa di abbassare la serranda.
A parlare con loro emerge un altro tema: dalla politica, a tutti i livelli, si attende qualcosa in più di misure tampone. La ragione? Semplice. Sulla spinta della guerra in Iran e di altre dinamiche, non ultima l’inflazione, uno più uno non fa più due.
Infrastrutture
I problemi sul tavolo sono molti soprattutto quando dalle celle frigorifere a qualsiasi macchinario della manifatturiera fino ai forni per il pane funziona a elettricità o a gas. «Viviamo e lavoriamo in un clima di preoccupazione e l’idea di un autunno difficile è concreta. Pensiamo solo che da un anno all’altro il prezzo del gas all’ingrosso è aumentato del 140%».
Le parole sono di Gianluca Dall’Aglio, presidente provinciale di Confartigianato Imprese. La stessa associazione di categoria, per inciso, ha previsto 66 milioni di euro di extracosti energetici per le piccole e medie imprese della provincia di Padova nell’arco del 2026.
In città e provincia le aziende iscritte all’albo delle imprese artigiane secondo Unioncamere sono ben oltre 20 mila. E ognuna, per l’occupazione che genera, per il reddito che produce, per il ruolo che ricopre nei contesti urbani, rappresenta molto più di un numero.
«I costi energetici», continua Dall’Aglio, «hanno assunto un peso sempre maggiore nei nostri bilanci con conseguenze di costo per gli acquirenti del prodotto finito. E anche coloro che si sono attrezzati o si stanno attrezzando con l’autoconsumo (leggi pannelli solari, ndr) lamentano difficoltà legate alla tenuta delle infrastrutture».
Ossia «molti di coloro che hanno già installato i pannelli non riescono ad allacciarli, vuoi per ragioni tecniche, vuoi per i tempi lunghi», spiega Dall’Aglio, «Inoltre non sempre la rete regge. In tutto questo ci avviamo, nonostante le temperature attuali, verso giornate più corte e raggi solari meno intensi che incideranno dell’autoconsumo».
Da qualche tempo Confartigianato imprese cerca di correre al riparo con tutti gli strumenti a disposizione. Compreso il consorzio Caem, che ai propri associati offre consulenze e aiuti tecnici alle imprese in tema di energia e consumi.
Quando si parla di infrastrutture «si deve parlare però anche di mezzi pubblici, del garantire la loro capillarità e frequenza in una provincia estesa come la nostra», continua Dall’Aglio, «Il prezzo dei carburanti è una delle ragioni di tensione tra i dipendenti che si spostano per andare al lavoro. Ricordiamoci poi che il mondo dell’artigianato è il popolo dei furgoni per antonomasia».
«Tempesta perfetta»
I costi energetici, e non solo, incidono negativamente anche nel commercio, e quindi sui costi vivi e quindi anche sull’occupazione. E questo perché, a conti fatti, se non si rientra con le spese, si taglia il personale. Il quale, al pari dell’energia, in Italia costa più che altrove.
«Stiamo navigando a vista», allarga le braccia il presidente di Confcommercio Patrizio Bertin, «I costi portano all’incertezza, e l’incertezza al rallentamento di crescita e sviluppo. Quando il rallentamento lascerà il posto allo stop, ci sarà la recessione. E non siamo tanto lontani».
La cartina di tornasole «è che a fronte di consumi che stanno già calando, chi può, e mi riferisco ai clienti, risparmia», aggiunge Bertin. In questo frangente «gran parte degli associati percepiscono l’assenza di una politica, anche locale, che per esempio abbia attenzione ai negozi di vicinato. I quali non sono solo un’attività economica ma sono attori che creano sicurezza, cultura, servizi».
Nel commercio i settori più colpiti sono «gli alimentari, sui cui incidono soprattutto le spese di trasporto che poi si riverberano sul prezzo di vendita dei prodotti, e l’energia», dice Bertin, «ma soprattutto l’abbigliamento. Da un lato le persone pensano già alle bollette riducendo le spese in più, dall’altro, con questo clima, chi vuoi che si compri un giaccone? Siamo dentro la tempesta perfetta».
Bandiera bianca
I conti si faranno naturalmente tra la fine dell’anno e l’inizio dell’anno prossimo ma «c’è più di qualche associato che sta pensando di chiudere. D’altra parte, soprattutto per i piccoli commercianti, per quelli nelle piccole realtà urbane, i costi fissi energetici sono aumentati così tanto da ridurre la marginalità in modo significativo». La voce è di Flavio Convento, presidente di Confesercenti del Veneto centrale.
Gli aumenti, nell’ultimo anno dal 20 al 50% e oltre, dipende dal settore commerciale o artigianale che sia. «Tutto, nel settore energetico, è esploso. Certo, c’è l’Eni che ha ridotto temporaneamente il costo alla pompa e pensa di agire su altre voci nell’ambito delle imprese. Ma sono misure temporanee», continua Convento, «Le mance non bastano più».
In questo frangente tuttavia «gli imprenditori devono fare attenzione alle proposte e promozioni che arrivano. Non tutte potrebbero essere coerenti».
D’altra parte «al netto delle temperature degli ultimi giorni, ciò che oggi ci preoccupa di più è il prezzo del gas. Ed è naturale che qualche imprenditore sia solleticato a sottoscrivere promozioni forse fin troppo convenienti».
Intanto Convento conferma che «l’aumento dei costi energetici per le famiglie e le imprese, e un tasso di inflazione cresciuto più delle previsioni, rischia conseguenze pensanti nel mondo del commercio e della moda in particolari». A conti fatti, non solo lì.
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