Carte d’identità elettroniche senza microchip: tre casi in due settimane nel Padovano, scattano le denunce
Documenti manomessi scoperti ad Albignasego, Este e Montagnana. I carabinieri indagano sulle possibili finalità: tra le ipotesi il mercato dei documenti falsi e il furto d’identità.

Tre carte d'identità elettroniche con il microchip rimosso in meno di due settimane. È il fenomeno che sta emergendo nella provincia di Padova, dove l'ultimo caso è stato scoperto il 9 ottobre ad Albignasego. Un uomo di 63 anni si è presentato alla caserma dei carabinieri per sporgere denuncia, ma durante le procedure di identificazione i militari si sono accorti di qualcosa che non tornava: dal suo documento mancava il chip contactless, quello che rende la carta d'identità elettronica qualcosa di più di un semplice tesserino con foto.
L'uomo non ha saputo dare spiegazioni convincenti. Il documento è stato sequestrato e per lui è scattata la denuncia. Non si tratta di un episodio isolato.
Appena quattro giorni prima, il 5 ottobre, era toccato a una donna di 36 anni residente nella Bassa padovana. Si era presentata agli uffici dell'Anagrafe del Comune di Este per il cambio di residenza, una pratica di ordinaria amministrazione. Quando ha tirato fuori la carta d'identità, però, anche in questo caso il microchip non c'era più. Il documento era stato manomesso con una certa precisione, e per questo motivo gli investigatori stanno cercando di capire cosa ci sia dietro. Il primo episodio della serie risale al 25 settembre, a Montagnana. Un uomo di 33 anni di nazionalità marocchina si era recato in caserma per la notifica di alcuni atti giudiziari. Durante l'identificazione i carabinieri hanno notato che la sua carta d'identità non solo era priva del chip, ma mostrava anche alterazioni fisiche evidenti.
Stessa conclusione: documento sequestrato e denuncia. La carta d'identità elettronica non è un documento come gli altri. Il microchip integrato nella sua struttura - non applicato sopra, ma incorporato nel materiale stesso - contiene i dati personali e biometrici del titolare e consente l'autenticazione digitale per l'accesso ai servizi online. Toglierlo non è un'operazione accidentale: richiede manualità e strumenti adeguati. E rende il documento inutilizzabile per qualsiasi verifica elettronica.
Ma perché farlo? Gli investigatori stanno lavorando su più piste. Una riguarda chi agisce per ragioni ideologiche, spinto dal timore di essere tracciato o controllato. Un'altra, più preoccupante, ipotizza che i chip rimossi possano finire nel mercato illegale dei documenti falsi: componenti autentici, con dati reali, da reimpiantare in documenti contraffatti per renderli quasi impossibili da riconoscere. Il rischio concreto, in questo caso, è il furto di identità.
Il fenomeno non sembra circoscritto al Padovano: casi analoghi sono stati segnalati di recente anche in Campania, il che suggerisce che si tratti di qualcosa che vale la pena tenere d'occhio a livello nazionale.
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