Chiesa ortodossa a Pontevigodarzere, progetto a rischio: «È un’area verde»
La comunità moldava aveva individuato un terreno a Pontevigodarzere, ma l’amministrazione ha detto no: «Insieme troveremo un’alternativa». È la seconda a Padova dopo quella che ha già ottenuto l’ok in via Longhin

Nessuna moschea, ma le chiese ortodosse spuntano come funghi in città, spinte da comunità sempre più coese e numerose. E capaci di raccogliere finanziamenti importanti per comprare terreni e realizzare le costruzioni. Anche se devono fare i conti con i vincoli urbanistici, tanto che è proprio di venerdì scorso l’ultimo no da parte dell’amministrazione comunale alla richiesta della comunità moldava di rito romeno.
Due chiese in progettazione
Sono due le chiese ortodosse moldave che stanno per essere costruite in città. Non solo quella progettata in via Longhin, in zona Stanga est, quasi di fronte alla sede della Cgil, che fa riferimento al Patriarcato di Mosca, frequentata in genere dai moldavi di Padova e provincia (in tutto 6.550) originari dalle città che sono vicine alla frontiera con la Russia e dell’area russofona della repubblica separatista autoproclamata della Transnistria.
C’è anche un nuovo progetto – inedito fino a oggi – di una nuova chiesa ortodossa romena, che fa riferimento alla cosiddetta chiesa di Bessarabia, in genere viene frequentata dai moldavi della capitale Chisinau e di Calarasi, vale a dire quelli più occidentali e filo-europei, molto vicini alla presidente del Paese Maia Sandu, che non a caso ha portato anche a Padova la sua campagna elettorale, un anno fa per le presidenziali in Moldavia. Sono gli stessi fedeli che attualmente si ritrovano nella chiesa di Santa Parascheva in via Tunisi 27 all’Arcella, guidati da padre Vasile Corja.

I fedeli ortodossi hanno già raccolto 220.000 euro, si sono già rivolti a un gruppo di architetti, e avrebbero già individuato un luogo della città dove costruire la loro nuova chiesa, con annesso centro culturale e sociale.
Il confronto con il Comune
Proprio venerdì 2 ottobre, appena dopo mezzogiorno, con padre Vasile in abito talare, hanno presentato il progetto all’assessore all’Urbanistica Andrea Ragona. Dopo avere analizzato, in tutti i dettagli, il disegno illustrato dagli architetti, i tecnici comunali e l’assessore Ragona, hanno però evidenziato una incompatibilità urbanistica che rischia di bloccare il progetto. «Nessun tipo di pregiudizio nei confronti della costruzione di una nuova chiesa ortodossa: la libertà di culto è assicurata dalla Costituzione e l’amministrazione ha il compito di agevolare i diritti di ogni comunità», spiega Ragona.
Il problema è che l’area individuata a Pontevigodarzere, vicino al capolinea del tram, viene classificata come zona verde dopo la variante al piano urbanistico Pilli-Idrotermici. Impossibile dunque realizzare nuove costruzioni. «Con questo diniego, il Comune non vuole certo sostenere che la nuova chiesa ortodossa non debba essere costruita», precisa l’assessore all’Urbanistica, «bisogna solo individuare, nel territorio comunale, un’altra area dove sia possibile costruire, poi andremo in consiglio comunale con la variante per destinarla a edifici religiosi, come avviene per tutti i luoghi di culto».
Intanto il vicesindaco Antonio Bressa, che gestisce l’Edilizia privata, fa sapere che i permessi per costruire la nuova chiesa ortodossa della comunità russofona ci sono tutti e, quindi, il progetto, presentato oltre sei anni fa, può andare avanti, visto che c’è stato pochi mesi fa anche l’ok del consiglio comunale. Bisognerà trovare gli 8 milioni che servono per realizzare non solo la chiesa, ma anche tutto il complesso previsto: un grande centro culturale, alcune strutture sportive e pure un auditorium.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








