Cinghiali nei vigneti dei Colli Euganei, distrutti quintali d’uva: viticoltori esasperati
Branchi di ungulati devastano i vigneti a Teolo e Castelnuovo di Teolo a pochi giorni dalla vendemmia. Coldiretti denuncia danni ingenti: «In una notte divorato un quintale d’uva»

Nei vigneti dei Colli dove l’uva è ormai prossima alla maturazione è iniziata la devastazione dei cinghiali. Una situazione che si ripete a ogni estate e che quest’anno sta diventando drammatica per i viticoltori anche a causa della inattività delle squadre di selecontrollori che sono ferme da quasi otto mesi.
«In una sola notte, nella zona di Teolo, hanno divorato più di un quintale d’uva», segnala Coldiretti Padova. Branchi di ungulati distruggono interi filari d’uva per dissetarsi e, con il ritorno del caldo, nei prossimi giorni il fenomeno potrebbe diventare ancora più devastante. Per arrivare ai grappoli più alti si alzano sulle zampe posteriori e staccano gran parte degli acini.
«Nonostante le catture da parte della squadra faunistica del Parco Colli, sono ancora in numero molto elevato e il loro impatto sull’agricoltura è devastante», aggiunge Coldiretti Padova. Non bastano più nemmeno le recinzioni, gli agricoltori a poco più di una settimana dalla vendemmia, non sanno come difendersi. «Abbiamo recintato un intero vigneto di circa 3 ettari di pinot grigio e bianco (varietà precoci per la base spumante ndr), vale a dire un’area di 30 mila metri quadrati, con la rete elettrosaldata alta un metro ma i cinghiali hanno imparato a scavalcarla aiutandosi con le zampe anteriori», spiega Gianluca Calaon, titolare della Tenuta San Martino di Castelnuovo di Teolo.
«Non siamo riusciti a fermarli nemmeno aggiungendo la recinzione elettrificata. Siamo esasperati perché le abbiamo provate tutte, con grande impegno economico. Abbiamo pensato di alzare le vigne in modo che gli ungulati non riescano a raggiungere i grappoli ma così non potremmo più ricorrere alla vendemmia meccanica. Se andiamo avanti di questo passo al momento della raccolta delle uve avremo perso oltre la metà del raccolto».
Carlo Molon, gestore dell’agriturismo Valle delle Gombe di Castelnuovo, sottolinea l’emergenza che dura ormai da anni. «Tutte le sere mandrie di cinghiali entrano nei nostri terreni e devastano quello che trovano. Gli animali più grandi hanno imparato ad alzarsi sulle gambe posteriori e ad appoggiarsi al tronco delle piante da frutto e stanno distruggendo interi alberi di mele, pere, albicocche, mandando in fumo il lavoro di 4-5 anni necessario per far crescere un frutteto. Non si fermano davanti a nulla, abbiamo alzato a un metro e 10 centimetri la recinzione elettrificata del vigneto perché gli esemplari più grandi ormai la sollevano mentre i più piccoli passano sotto. Non bastano interventi limitati nel tempo, servono azioni permanenti e capillari su tutto il territorio».
La settimana prossima torneranno i selecontrollori. «I nostri imprenditori continuano a essere in balia dei cinghiali», ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova, «di fronte a questa emergenza non ci possono essere pause o sospensioni dell’attività che deve essere incrementata con adeguate risorse e impiego di mezzi e persone in numero adeguato» conclude.
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