Verso le Comunali a Padova, Boldrin lancia la corsa: «Serve un terzo polo»

Il segretario di Ora: «I centristi non facciano le stesse scelte miopi di Venezia»

Rocco Currado
Michele Boldrin durante la campagna elettorale a Venezia
Michele Boldrin durante la campagna elettorale a Venezia

 

Dopo una vita negli Stati Uniti, è tornato con le idee chiare. Il suo partito, Ora!, ha meno di due anni di vita e circa 11.000 iscritti. A Venezia, da candidato sindaco, ha superato il 3% conquistando uno scranno in consiglio comunale. «Mostreremo come si fa opposizione di governo», assicura Michele Boldrin sorseggiando un caffè in piazza della Frutta. L’economista nato a Padova, cresciuto a Mestre e vissuto quasi sempre all’estero, ha preso un pied-à-terre in piazza dei Signori. «Momentaneo», precisa.

State lavorando per le elezioni a Padova?

«Ci siamo messi in moto. L’obiettivo è fare da aggregatore di partiti, forze sociali e associazioni. Serve un progetto per la Padova del 2050: una grande città della conoscenza e della crescita economica. Per posizione geografica, Padova può diventare il vero cuore del Veneto. Ma non quello di Zaia, che ha governato il passato lasciando una regione vecchia e contenta delle sue sagre».

Quindi sarete della partita?

«Sicuramente, sperando di non trovare le stesse reazioni miopi viste a Venezia, dove alla ricerca del posticino in consiglio comunale i partiti di centro sono corsi sotto una delle due ali».

È possibile un terzo polo?

«È necessario. Da 45 anni cerco di spiegare che le ideologie di destra e sinistra sono dannose nella gestione della cosa pubblica. Le attuali formazioni centriste dovrebbero essere pensate come atomi di una molecola più complessa. Oggi i due pollai si combattono e non sono in grado di governare il futuro».

L’alleanza con Azione?

«Dipende da loro».

Ha fatto pace con Calenda?

«I problemi sono suoi, io non vado in giro a offenderlo. In politica non contano le simpatie».

E con FI ci può essere dialogo?

«Una parte di Forza Italia è chiaramente stanca di stare lì».

Il segretario Avruscio dice che stanno col centrodestra.

«Sbagliano. Lì continuano a tappare buchi e sistemare problemi per evitare la conflagrazione».

Mentre Più Europa e Italia Viva sono nel centrosinistra.

«Vuol dire continuare a essere irrilevanti. A Venezia, Casa Riformista non ha raccolto nulla».

Che giudizio dà dell’amministrazione di Sergio Giordani?

«Alcune cose funzionano, altre meno. Ho dubbi, a esempio, sul rapporto costi-benefici di grandi opere come il tram. In generale, va abbandonata l’idea che tutto debba convergere sempre in centro. Le città moderne sono policentriche: la vecchia struttura medievale non è più funzionale».

 E quindi?

«I sindaci di Padova e Venezia dovrebbero  ragionare sull’area urbana tra le due città, da integrare con sistemi di trasporto efficienti. Un pezzo dell’Università di Padova andrebbe spostato lì. Se crei un centro di ricerca, nel giro di vent’anni può nascere una mini Silicon Valley».

Le priorità per Padova.

«Una visione più coraggiosa, investimenti nella cintura. Qui sta accadendo quello che succede in tutta la manifattura del Nord Italia.

«La manifattura cinese, idonesiana e vietnamita hanno fatto un salto di qualità, come fece quella italiana nei Sessanta. Un politico deve chiedersi come attrarre qui un’imprenditoria di frontiera capace di competere con cinesi, americani, svedesi. E quell’imprenditoria è legata alla ricerca universitaria».

In che senso?

«Bisogna smettere di pensare all’università come al posto dove i ventenni vanno per diventare avvocati, mentre gli imprenditori sono signori ruspanti col capannone in periferia. Oggi gli imprenditori sono persone laureate che in un laboratorio inventano qualcosa di nuovo. Padova deve diventare la Boston italiana: il centro deve recuperare residenzialità, vita e commercio, mentre le aree industriali devono trasformarsi in una costellazione di campus universitari. È lì che nasce l’industria del futuro. Servono le condizioni».

Il centrodestra sembra intenzionato a schierare Marcato.

«Un personaggio divertente, ma da assessore regionale ha fatto un lavoro pessimo. Non ha capito dove si giocheranno il futuro dell’economia, dell’industria e del lavoro veneto».

Anche a Padova, come a Venezia, il centrosinistra è considerato favorito.

«L’amministrazione uscente di Padova ha fatto meglio di quella di Venezia. La domanda però è: basta quello che è stato fatto? Per me no. Si sta gestendo l’esistente, facendo ordinaria amministrazione. Bisogna andare oltre».

 

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