Da Padova all'Is, il papà in lacrime: «Siamo distrutti»

Parla il padre di Meriem Rehaily: «La scorsa settimana è andata a fare la spesa e non l’abbiamo più vista»
L'abitazione dei Rehaily, ad Arzergrande
L'abitazione dei Rehaily, ad Arzergrande

ARZERGRANDE. Il volto scavato, madido di sudore e lacrime, su un corpo emaciato che porta i segni della stanchezza dopo una giornata di lavoro e di un peso sul cuore che di ora in ora si fa più insopportabile: Roudani Rehaily è il papà di Meriem. Sta soffrendo per la scomparsa della figlia. Lui non crede all’ipotesi che la sua Meriem abbia abbandonato la famiglia – con lui la mamma e quattro fratelli – per andare in Siria a combattere con l’Is. Di questo non vuole sentire parlare.

«Non abbiamo idea di dove possa trovarsi nostra figlia e questo ci sta distruggendo», dice con gli occhi bassi, «sono solo chiacchiere che ci fanno male e ci mettono in pericolo. Sono tanti anni che abitiamo qui, non abbiamo mai avuto problemi con nessuno. Mia figlia non ha mai parlato di quelle cose e nemmeno i carabinieri ci hanno detto niente».

Roudani è arrivato in Italia più di dieci anni fa dal Marocco: oggi lavora alla Blue Box a Cantarana di Cona, nel Veneziano, e prima aveva lavorato come parcheggiatore. Dopo tanti sacrifici è riuscito ad acquistare la casetta di via Monte Grappa dove vive con la famiglia. Una dimora modesta dove ha cercato di non far mancare nulla ai propri cari. «È il momento peggiore della mia vita, vorrei solo poter sapere qualcosa di Meriem e non so cosa fare. So che ogni giorno devo andare al lavoro perché ho una famiglia da mantenere, non so cosa dire a mia moglie per consolarla. E non sappiamo cosa dire ai fratelli: siamo tutti preoccupati e quello che si legge nei giornali ci fa stare peggio».

Roudani è musulmano ma non un integralista. Forse un po’ rigido nei confronti della figlia maggiore, Meriem, poco incline a lasciarla uscire la sera, ma libera di indossare abiti occidentali, senza mai il velo, con il telefonino come i suoi coetanei e un computer. La sua finestra, forse distorta, sul mondo. «Non bastava la scomparsa di mia figlia» si lamenta il padre disperato, «devono aggiungersi queste storie di cui non sappiamo niente e che ci fanno stare peggio». Mamma e papà hanno visto Meriem l’ultima volta la scorsa settimana. È uscita per una commissione e non è più tornata. «Non era mai andata via prima di casa» assicura Roudani, «temiamo che le sia successo qualcosa di brutto. Siamo distrutti». Il volto cupo scompare dietro un balcone bruciato dal sole e intorno alla casetta gialla rimane solo il frinire incessante delle cicale.

 

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