Ditta in crisi, artigiano si impicca in azienda

PIOVE DI SACCO. Non aveva debiti Maurizio Bertin. Ma la sua azienda, una micro impresa in cui oltre a lui lavoravano solo altre due persone, era arrivata al punto di non ritorno. Non produceva più utili: era riuscito a mantenerla a galla finora con estremi sacrifici a cui mai si era sottratto. Ma ormai chiuderla era l’unico modo per evitare d’infilarsi nella spirale dei debiti, che avrebbero presto danneggiato non solo l’attività, ma lo stesso artigiano e la sua famiglia. E lui, che nella famiglia e nel lavoro declinava tutta la sua esistenza, non poteva sopportarlo.
Maurizio Bertin, 57 anni compiuti il 12 gennaio, si è tolto la vita nel primo pomeriggio di ieri nel fazzoletto di verde sul retro della sua officina in via Padana 19 a Sant'Angelo, dove produceva ruote e altri piccoli componenti meccanici per biciclette. Un’attività avviata tanti anni fa dalla famiglia, condotta per diverso tempo insieme ad altri due fratelli e infine diventata la sua piccola officina.
Vittima della crisi, si dirà. Vittima di un codice che si voglia d’onore o di semplice dignità, a cui Maurizio Bertin non poteva sottrarsi. Qualche ora prima, al mattino, aveva annunciato ai suoi due dipendenti che avrebbe chiuso l'azienda. Aveva detto loro di tornarsene a casa e di ripassare nel pomeriggio per sbrigare le ultime incombenze.
Così avevano fatto. Alle 13.30 il ragazzo di origine marocchina e una signora che da anni era alle dipendenze di Bertin, sono tornati in officina. Con la morte nel cuore, perché quel lavoro, ovviamente, era il loro pane. Ma senza il minimo risentimento verso quell’uomo di cui ben conoscevano lo spessore. Quando sono arrivati, il loro titolare era lì e lavorava a testa china. Taciturno, più del solito. Il volto segnato da un'ombra.
A un certo punto Maurizio Bertin ha preso una scala e ha infilato la porta che dà sul giardinetto del retro. «Vado a prendere delle ruote» ha detto ai due che lo fissavano con aria interrogativa. I minuti trascorrevano ma l'uomo non rientrava. Dopo mezz'ora la signora ha deciso di uscire a vedere cosa fosse successo. Ed è stato allora che si è trovata di fronte l'agghicciante scena. Il cinquantasettenne si era impiccato a un albero, usando un filo elettrico.
Dopo ci sono stati solo grida e pianti: una valanga di impotenza e disperazione che ha travolto chi c’era e chi è arrivato appena informato della tragedia: familiari, parenti, amici. I sanitari del Suem, chiamati dagli stessi dipendenti della 3B, non hanno potuto fare nulla. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri di Piove di Sacco. Non ha lasciato biglietti per spiegare i motivi del suo drammatico gesto Maurizio Bertin. Ha lasciato la dignità di un uomo, marito e padre, incapace di sopportare il fallimento della sua attività cui aveva dedicato ogni sacrificio possibile. Incapace, dopo quello che poteva sembrare un tradimento, di sostenere lo sguardo affranto di quei due dipendenti che per lui erano quasi una seconda famiglia.
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