Droga e pizzini, è la Gomorra albanese

Catturato dalla Mobile anche il boss di una rete di spacciatori che inondava il Padovano di marijuana, cocaina ed eroina
LIVIERI-AGENZIA BIANCHI-PADOVA-CONFERENZA STAMPA SQUADRA MOBILE ARRESTO ALBANESI PER SPACCIO E DETENZIONE
LIVIERI-AGENZIA BIANCHI-PADOVA-CONFERENZA STAMPA SQUADRA MOBILE ARRESTO ALBANESI PER SPACCIO E DETENZIONE
Tutt’altro che facile e tutt’altro che breve. Sono state la perseveranza, la pazienza e l’acume le doti che hanno guidato la Squadra mobile del vicequestore aggiunto Mauro Carisdeo alla chiusura dell’operazione Alta Padovana che ha permesso l’arresto di 12 persone, otto finite in carcere e quattro sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tutte di nazionalità albanese con residenza a Padova, Trebaseleghe (dove viene sequestrato lo stupefacente), San Martino di Lupari e Camposampiero. La polizia ha così smantellato una banda, dal capo supremo ai gregari, che gestiva un giro di spaccio da centinaia di miglia di euro. Capace di inondare la città e la provincia, in particolare i paesi della cintura e dell’Alta padovana, con chili e chili di droga: cocaina, eroina e marijuana.


Lo sgambetto della polizia ha messo ko un vero e proprio clan in stile “Gomorra”, dove mogli, fidanzate, fratelli e parenti cercavano e offrivano appoggio per evitare il carcere ai propri congiunti che via via finivano nella rete della giustizia, cercando di creare le condizioni affinché venissero loro concessi i domiciliari. E quindi, la possibilità di fuggire in Albania. Il capo, Dario Myftiu, è stato tradito dai suoi appunti scritti a mano, in cui annotava quantitativi e compensi, una vera e propria contabilità in formato “pizzino” che ha permesso ai poliziotti di ricostruire il vorticoso giro d’affari messo in piedi.


L’indagine prende le mosse dall’arresto dell’11 settembre 2015 di Dorian Konti, “custode” di un appartamento a Sant’Andrea di Campodarsego in cui la polizia ha trovato 60 chili di marijuana, 10 di eroina e uno di cocaina. Ma il Konti è solo una figura secondaria. Gli agenti capiscono che da lui possono risalire la piramide, puntando a individuare i vertici. Si infittisce l’attività investigativa, fatta di intercettazioni, incrocio di dati e pedinamenti. Il 6 maggio 2016 a Trebaseleghe viene arrestato Redian Denizi con 300 grammi di cocaina. Il 21 giugno a Mellaredo di Pianiga (Venezia) le manette scattano per Erald Guza, trovato con 2,5 chili di eroina, il 13 luglio Petrit Stoiku finisce in carcere per mezzo chilo di cocaina, un mese più tardi fa la stessa fine Dario Myftiu a cui vengono sequestrati 160 mila euro. È lui il capo del clan, ma per chiudere il cerchio alla polizia serve quasi un altro anno. Mesi di serrate indagini che, l’altro ieri, hanno portato al sequestro di altri 3 chili di eroina e uno di cocaina oltre a 170 mila euro, e quindi alle misure chieste dal pm Benedetto Roberti e accolte dal gip Margherita Brunello. Myftiu è stato arrestato in Albania dall’Interpol.


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