Due papi non vollero Negri beato

ESTE. «Morì incitando alla guerra e alla lotta». Il Capitano Santo resta tale solo nella memoria collettiva, a maggior ragione se sulla sua testa pende addirittura la “condanna” di un Papa. C’è anche la pesantissima stroncatura di Pio XII nel processo di canonizzazione di Guido Negri, il capitano estense morto sulle pendici del Monte Colombara sull’Altopiano nel 1916, fulgido rappresentante del mondo cattolico e figura mitica per intere generazioni, sintesi perfetta di fede e patria. A svelare i retroscena di questo ostacolato processo è Francesco Selmin in un articolo del nuovo numero di “Terra e Storia”, intitolato appunto “Incitò alla guerra e alla lotta. Perché i papi non vollero il Capitano Santo sugli altari”.
Il percorso di beatificazione di Negri, il cui nome risuona ancora in una delle vie principali della sua Este (il viale davanti al castello), cominciò a pochi giorni delle sua morte, frutto di una mobilitazione generale del mondo cattolico locale. Il processo divenne ufficiale negli anni Trenta, quando peraltro i suoi resti da Asiago ritornarono a Este.
La patente di santità della Chiesa, però, ad oggi non è ancora arrivata. Selmin, rifacendosi ad un recente scritto della docente Geraldina Boni, ha spiegato per quale motivo il processo si è arenato. Colpa soprattutto della tendenza della Chiesa di non esaltare i cattolici combattenti, e ancor più colpa della presa di posizione di due papi: Pio XII, addirittura rammaricato dall’introduzione della causa, accusò Negri di essere morto incitando alla guerra e alla lotta; Paolo VI, nel 1973, confermò la sentenza del suo predecessore, siglando il “non procedatur ad ulteriora” e ritenendo inopportuna la beatificazione. A sostenere la posizione dei due papi ci sono le clamorose obiezioni mosse allora dall’avvocato del diavolo, figura che nei processi di beatificazione ha il compito di mettere in discussione meriti e virtù del candidato: Negri è definito «l’uomo dei contrasti», soggetto a labilità neuro-psichica (persino la fidanzata Santina Cortellazzo depone su questo argomento), protagonista di controversie contro il vescovo Luigi Pellizzo, autore di pratiche di mortificazione nel proprio corpo eccessive e a tratti espletate con compiacenza. Lo stesso Capitano Santo è accusato di esaltare con troppo fervore la vita militare, seguendo soprattutto un autore ben lontano dall'ideale cristiano come Gabriele D’Annunzio, sia nelle idee che nello stile, ma anche di essere morto in modo tutt’altro che eroico. E la santità vacilla. (n.c.)
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