È morto il 45enne vicentino che si è sparato al cimitero
CAMPODORO. E’ morto ieri pomeriggio il vicentino di 45 anni che mercoledì si era sparato alla testa nel cimitero di Bevadoro.
Le sue condizioni erano parse disperate fin da subito: i medici dell’ospedale di Padova, che avevano tenuto strettamente riservata la prognosi, non avevano lasciato speranze ai familiari, increduli e affranti dal dolore. Dopo due giorni di agonia, il suo cuore ha cessato di battere.
L’uomo, agente di commercio di un comune vicentino dove aveva anche incarichi amministrativi, non aveva mai dato segni di depressione o di malessere. Qualche volta a casa aveva confessato alla moglie le difficoltà nel lavoro e nel ricevere i pagamenti, ma niente di più. Altri elementi, biglietti o messaggi non sono stati trovati. Il suicidio dell’uomo resta un pesante punto interrogativo per quanto lo conoscevano e lo ricordano come persona estremamente solare, scherzosa e dinamica.
Evidentemente, dietro il sorriso nascondeva un profondo malessere, che non ha mai fatto trapelare. Un po’ di tempo fa si era procurato l’arma con cui si è poi ucciso: una pistola Fn Browning calibro 6,35, risultata rubata a Padova: il furto era stato denunciato nel 1994. Mercoledì mattina se l’è portata al lavoro con lui e, verso le 10.15, è entrato nel cimitero di Campodoro con l’intenzione di farla finita.
Pochi passi dopo il cancello, lungo il vialetto di sinistra: si è puntato la pistola alla tempia e ha sparato, portandosi via per sempre tutti i perché del suo gesto, ai cui non si trovano ancora risposte. Lascia nel profondo dolore la moglie e due figlie.
Paola Pilotto
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