Esposto in tre Procure per i Pfas
MONTAGNANA. Un esposto alle Procure della Repubblica di Padova, Vicenza e Verona, per fare luce sulle responsabilità dell’inquinamento da Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche, nelle acque di falda, nel suolo o nel sistema fognario: un’emergenza che colpisce tre province, 29 Comuni e 350 mila veneti. A presentare la denuncia, ieri, il Movimento 5 Stelle: le firme sono del senatore Enrico Cappelletti, del candidato alla presidenza della Regione Jacopo Berti e del consigliere comunale di Montecchio Maggiore Sonia Perenzoni. La richiesta è «di accertare le eventuali responsabilità penali di tutti gli organi pubblici competenti che avrebbero dovuto controllare, sanzionare e denunciare la società Miteni Spa per le supposte condotte illecite che la stessa abbia commesso».
«Vogliamo capire» sottolinea Berti «come mai, se c’era la consapevolezza di questo inquinamento, non sono state prese le misure necessarie. Vogliamo sapere di chi sono le responsabilità. E cosa è stato fatto per fermare lo sversamento». L’esposto conta un centinaio di pagine e oltre una decina di allegati, con studi medici sui rischi per la salute, documentazioni dell’Istituto superiore di sanità, Usl e Arpav. I grillini ribadiscono la tossicità per la salute umana delle Pfas. Ricordando che le sostanze in questione proverrebbero proprio dagli scarichi dalla Miteni Spa di Trissino. Gli scarichi dell’azienda, riportano, «contribuiscono per il 96,8% all'apporto totale di Pfas scaricati nel Fratta-Gorzone»
E ora chi paga per i danni? C’è anche il costo per depurare l’acqua potabile, infatti: «I filtri ai carboni attivi installati sull’acquedotto sono costosissimi» ricorda il M5S «e devono essere sostituiti frequentemente, il costo ricade sulla cittadinanza in quanto inseriti nella bolletta dell’acqua». (f.se.)
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