Femminicidio: «Le pressioni, le minacce, i soldi Il calvario di mia figlia Marianna»

GRISIGNANO. L’ultima notte della sua vita Marianna l’ha trascorsa nella camera da letto dove aveva cullato i sogni di bambina e poi anche quelli di adolescente, cioè al piano superiore di una villetta con alberi di ulivo e acero rosso. Era una donna ormai, aveva 43 anni, un lavoro, una vita privata, ma quando ansie e paure hanno invaso i suoi pensieri, è da mamma e papà che si è rifugiata. «Mi ha telefonato alle 3 di notte, durante il turno di lavoro in fabbrica. Mi ha detto che non si sentiva bene e che sarebbe venuta a dormire da noi perché si era chiusa fuori casa», racconta il padre Marino seduto accanto alla moglie Luisa. Non c’è rabbia nelle loro parole ma nemmeno rassegnazione. C’è desolazione, questo sì. Perché le avvisaglie c’erano ma queste di uomini che uccidono le donne sembrano sempre le storie degli altri. E così adesso questi due genitori poco più che settantenni si ritrovano a piangere una figlia massacrata a coltellate dall’ex fidanzato geloso, Luigi Segnini, 38 anni, uno che ha sempre vissuto con la madre e che il papà non l’ha mai conosciuto.

Gli aneddoti
«Se penso che è venuto qua qualche settimana fa... Voleva ringraziarci per il fatto che, in questi anni, l’abbiamo trattato come un figlio». Marino, originario di Selvazzano, fisico asciutto e tonico dopo una vita trascorsa a lavorare come tappezziere, pellicciaio e muratore, parte dal selciato imbrattato di sangue davanti al garage di Montegaldella e poi allarga il campo mettendo in fila i ricordi. Pensa ai tre corpi stesi uno accanto all’altro: sua figlia ormai morta, l’amico Paolo Zorzi con gli squarci al torace e alla coscia, il dannato assassino rantolante dopo essersi inferto colpi micidiali. Pensa alla tragedia di sabato pomeriggio e collega tutto con ciò che sa, nella speranza che qualcuno completi questo orrendo mosaico con ciò che invece non sa. «Li osservavo a Pasqua (il 21 aprile), durante il pranzo qui da noi: non erano sereni. Gli occhi di Marianna erano tristi. La storia con Luigi durava da quasi due anni, aveva cambiato persino colore di capelli per compiacerlo ma proprio non andavano d’accordo» racconta Marino, consegnando il tesoro inestimabile delle confidenze di una figlia perduta. «Spesso litigavano per i soldi. Diceva che mia figlia era una spendacciona, la rimproverava. Sa com’è, lui non aveva un lavoro fisso». Anche Luigi Segnini, come del resto Marianna Sandonà e Paolo Zorzi, lavorava alla Dab di Mestrino. Aveva iniziato come interinale e, ultimamente, gli rinnovavano il contratto ogni due mesi. Diversa la posizione di lei, operaia turnista responsabile di linea. «Le avevano anche proposto di andare a lavorare in Ungheria con qualche responsabilità in più ma lei ha scelto di restare qua per portare avanti la sua relazione, perché Marianna desiderava tantissimo avere un figlio» rivela il genitore fissando la foto che li ritrae tutti insieme durante l’anniversario dei 40 anni di matrimonio: lui, la moglie Luisa, Marianna bionda e sorridente, il fratello Giulio.
Fine della storia
Desiderava un figlio ma, evidentemente, non con Luigi. Sentiva che, dopo circa un anno e mezzo di convivenza, era giunto il momento di chiudere. E così, dopo Pasqua, ha fatto. «Lì è cominciato un calvario» rivela Marino. «Un giorno piangeva disperato e quello successivo la offendeva nel peggiore dei modi. Sbalzi d’umore strani, col senno di poi. Ma chi immaginava un simile epilogo».
La querela e i soldi
Dunque un giorno di maggio Luigi torna a vivere con la madre a Torri di Quartesolo. «Voleva tornare insieme a mia figlia ma voleva anche che lei gli restituisse 1.600 euro, i soldi che aveva anticipato per la caparra della casa presa in affitto e per due armadi acquistati». Il mese di maggio va avanti scandito da litigi di intensità variabile. «Una volta l’ha fatta arrabbiare al punto che è andata a casa sua, l’ha preso per il collo. Era esasperata. E lui cos’ha fatto? Ha chiamato i carabinieri e il giorno successivo l’ha querelata. Marianna si è dovuta trovare un avvocato».
L’ultima notte
Poi c’è la figura di Paolo Zorzi, con le insinuazioni maliziose di qualcuno. «Erano colleghi e amici» semplifica il padre. «Lei l’aveva aiutato due anni fa quando si era separato, ora era lui ad aiutare lei. È stato l’avvocato a consigliarla di portarselo all’incontro per la restituzione dei mobili e dei vestiti. Serviva un testimone, una persona terza che firmasse una specie di liberatoria. Vuoi i tuoi 1.600 euro? Ritira la querela. Questo gli doveva dire. Mia figlia sapeva che sarebbe stato un appuntamento difficile, se lo sentiva». Gli occhi di Marino diventano lucidi, si ferma un attimo con il racconto, si ricompone, riprende. «Mi ha telefonato alle 3 di venerdì notte. Vieni tesoro mio, le ho detto. Questa è casa tua. Ha dormito qui da noi, è uscita intorno alle 11 per tornare a Montegaldella. Doveva cambiare tutte le serrature prima dell’appuntamento». —
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