Assalto alla sacrestia di Gazzo: rubate le offerte dei fedeli

Una volta all’interno della chiesa di San Martino Vescovo, i ladri hanno devastato gli ambienti dedicati alla preparazione delle funzioni liturgiche. Don Valerio Vestrini: «Hanno cercato di aprire anche il tabernacolo» 

Silvia Bergamin
Alcuni dei cassetti rovistati dai ladri
Alcuni dei cassetti rovistati dai ladri

Un piano improvvisato con i primi oggetti capitati a tiro, qualche decina di euro di bottino e un senso di amarezza che pesa molto più dei danni materiali. È la cronaca del furto subito nella notte tra sabato 25 luglio e domenica 26 dalla chiesa di San Martino Vescovo a Gazzo.

Un colpo disordinato, messo a segno da malviventi alla ricerca disperata di contanti. Per aprirsi un varco, la banda ha usato una rastrelliera in alluminio come scala e un copritombino per sfondare una finestrella della sacrestia.

«Come hanno fatto per entrare? Hanno preso una rastrelliera in alluminio delle bici e l’hanno usata come scala, e poi hanno preso un copritombino e lo hanno usato per sfondare una finestrella», racconta il parroco, don Valerio Vestrini.

A fare l’amara scoperta è stato don Valerio
A fare l’amara scoperta è stato don Valerio

Una volta all’interno, i vandali si sono mossi nel buio devastando gli ambienti dedicati alla preparazione delle funzioni liturgiche, lasciando dietro di sé una scia di caos, impronte e cocci.

L’amara scoperta

A lanciare l’allarme la mattina di domenica, è stato lo stesso sacerdote. Un risveglio amarissimo per la comunità di Gazzo, che si stava preparando a celebrare la messa domenicale.

«Mi sono accorto io alle 7.30, quando mi sono recato in chiesa per portare i foglietti degli avvisi settimanali», spiega don Valerio. «Sono entrato e ho trovato un cassetto aperto e tutto rovistato. E poi c’erano vetri ovunque a terra: uno di questi mi si è persino conficcato sulla suola del sandalo, ma fortunatamente non mi ha ferito».

I malviventi si sono mossi febbrilmente per le stanze della sacrestia, lasciando una scia di sporcizia ed estraendo ogni contenitore nella speranza di trovare la cassa della parrocchia.

«Una volta dentro c’era terra ovunque per terra, hanno tirato tutti i cassetti. Forse pensavano di trovare dentro i soldi delle celebrazioni del sabato sera, ma la celebrazione qui in chiesa è solo la domenica».

La cassetta divelta

Tra i dettagli più inquietanti del raid c’è il tentativo, fortunatamente fallito, di forzare anche il luogo più sacro della chiesa. La furia dei ladri non si è fermata infatti davanti agli arredi religiosi.

«Hanno cercato di aprire anche il tabernacolo, ma non ci sono riusciti», tira un sospiro di sollievo il sacerdote. Mancato il colpo grosso nella sacrestia, la banda si è spostata nella navata principale. L’attenzione si è concentrata sul punto in cui i fedeli lasciano le offerte per la comunità.

«La cassetta delle elemosine si trova al centro della chiesa: era capovolta e con il fondo rotto. Hanno divelto la cassetta, ho trovato le buste aperte. Non sappiamo quanto esattamente ci fosse dentro, ma ipotizzo una cifra non superiore ai 50 euro».

«Bastava bussare»

Un bottino irrisorio a fronte dei danni provocati e del valore simbolico dell’intrusione. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Cittadella per i rilievi del caso e per raccogliere la formalizzazione della denuncia. Ma al di là dei rilievi tecnici, a fare male alla comunità è il gesto.

«Più che i danni, che sono quelli del vetro da sostituire, resta la sensazione di dispiacere di quando un ladro viene in casa tua: ti senti violato», ammette con sconforto don Valerio. «Cercavano soldi in un posto un po’ defilato. Ma chi è entrato avrebbe ricevuto di più se avesse semplicemente bussato alla mia porta», la conclusione del sacerdote.

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