Le opposizioni bocciano Giordani: «Fallimentare sulle grandi opere»
La reazione dei consiglieri di minoranza all’intervista del primo cittadino di Padova rilasciata al nostro giornale dal sindaco. Dal tram allo stadio: «Rischio salasso per il bilancio»

La nostra intervista al sindaco Sergio Giordani sulle prospettive della città e sulle prossime comunali riaccende il mai sopito scontro politico a Palazzo Moroni.
Durissima la reazione delle forze di opposizione, che contestano nel merito il bilancio di dieci anni di amministrazione e puntano il dito soprattutto sulle grandi opere, a partire dall’opera simbolo: il tram. O sistema Smart, che dir si voglia.
Lonardi
È Ubaldo Lonardi, vicepresidente del Consiglio comunale e consigliere del gruppo Lega, ad aprire il fuoco: «Io e Giordani abbiamo la stessa età e, per fortuna, siamo entrambi nonni. La differenza è che io preferisco raccontare favole ai miei nipoti, mentre lui si diverte a raccontarle ai cittadini».
Lonardi, fresco di querela proprio dal sindaco Giordani, riconosce che Padova ha ottenuto, attraverso i diversi programmi europei, centinaia di milioni di euro, ma contesta il modo in cui queste risorse sarebbero state utilizzate. Particolarmente critico il giudizio sul sistema del tram: «Oltre 550 milioni di euro sono destinati al Sir3 e al Sir2», sostiene, paventando il rischio che le nuove infrastrutture possano trasformarsi in un «suicidio trasportistico». La prova? «Il Sir1, dopo due mesi di sospensione del servizio, non è ancora pronto a ripartire», dice Lonardi, aggiungendo che «i costi di esercizio, ancora da quantificare compiutamente, rischiano di trasformarsi in un vero salasso per i bilanci comunali».
Altro capitolo è quello dello stadio Euganeo. «Dopo sette-otto anni, l’opera non è ancora conclusa», afferma, «il confronto con il bosco dello sport di Venezia è umiliante per noi ed è un simbolo di cosa significa avere visione».
Il consigliere salva invece alcuni interventi, come l’ex Configliachi, ma l’elenco delle opere che, secondo lui, sarebbero rimaste al palo è lungo: da piazzale Boschetti alla Questura, fino al futuro della stazione ferroviaria. Propiro sulla stazione e sull’Alta velocità, Lonardi contesta al sindaco di chiedere finanziamenti senza che sia ancora definito con chiarezza l’assetto complessivo dei binari e dei collegamenti ferroviari.
E poi gli studentati: «La città si sta riempiendo di mega-edifici squadrati e architettonicamente banali, veri e propri alveari», fa notare ancora Lonardi.
Cavatton
Da FdI Matteo Cavatton rincara la dose e parla di un sindaco «esperto in autobiografie agiografiche». «Affetto da evidenti patologie quali la sindrome da palazzo e il bipensiero orwelliano, il suo distacco dalla realtà preoccupa prima ancora di indignare», scandisce l’ex assessore alla cultura, secondo cui «le uniche cose su cui Giordani ha davvero messo le mani sono l’Euganeo, la cementificazione di Granze e Camin, il fallimento della Zip e della Fiera, l’aumento parossistico dei tributi locali e lo stolido quanto ideologico contrasto alle zone rosse». Tutto il resto, dice, «proviene dal Pnrr, i cui fondi hanno benedetta la sua amministrazione e maledetto i padovani».
Il meloniano contesta inoltre la lettura politica del sindaco rispetto alla contrapposizione tra destra e sinistra. «Dal 2004 sino al termine del suo mandato, la sinistra avrà governato per 20 anni rispetto ai due anni e mezzo scarsi del centrodestra», sostiene, chiedendo dunque come sia possibile evocare gli «anni bui» della destra.
Per Cavatton, l’eventuale discesa in campo di Giordani nel 2027 rappresenterebbe inoltre la definitiva certificazione della continuità politica dell’attuale amministrazione. «Finalmente è stato smascherato il suo falso civismo», tuona.
Bianzale
La verità, secondo Manuel Bianzale (gruppo misto), è che «con Giordani sindaco Padova ha perso ogni peso politico vero». «Nei tavoli decisionali nazionali dove vengono decise le risorse per le grandi opere non ci è mai stato», sostiene il consigliere, aggiungendo: «Se non ha mosso un dito per difendere gli interessi di Padova a Roma in un intero decennio da sindaco, con quale credibilità politica pensa di poterci andare adesso?».
Secondo il capogruppo del misto, «in dieci anni avrebbe dovuto elaborare una visione, trasformarla in progetti e, quantomeno, mettere a gara le opere strategiche per il futuro di Padova. Invece oggi Giordani parla delle opere che mancano come se fosse arrivato ieri a Palazzo Moroni e la responsabilità fosse di qualcun altro».
Tarzia
Dall’Udc Luigi Tarzia contesta la scelta annunciata da Giordani di fare una sua lista per «fermare Vannacci». Perché, spiega, «Vannacci ha trovato terreno fertile proprio grazie a quei sindaci che, come lui, per anni hanno preferito voltarsi dall’altra parte sul tema della sicurezza».
L’ex giordaniano passato all’opposizione cita le proteste legate alle «zone rosse» e accusa la maggioranza di avere subito l’influenza della componente più radicale della coalizione. «La sicurezza che ha in testa Vannacci non si affronta con le liste elettorali: si affronta governando, prendendo decisioni, sostenendo le istituzioni e stando dalla parte dei cittadini».
Orizzonti
Severo anche il giudizio di Alessandro Dianin, presidente del movimento Orizzonti: «Tra annunci, cronoprogrammi continuamente ricalibrati e immagini di nuove carrozze pronte a circolare, la realtà rimane rappresentata da cantieri, rinvii e mezzi che devono ancora venire prodotti, consegnati e collaudati». Lo scontro, dunque, è destinato a proseguire.
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