Gubitta: «Lo Stato finanzi gli studenti»

L’economista commenta e rilancia la proposta di Pietro Grasso di abolire le tasse universitarie
«Aboliamo il valore legale del titolo di studio, liberalizziamo le tasse, inondiamo i ventenni di borse di studio». A superare la proposta di Liberi e Uguali, twittata qualche giorno fa da Pietro Grasso, leggi abolizione delle tasse universitarie, arriva la proposta del professor Paolo Gubitta, presidente del corso di laurea triennale in Economia. «La mia idea è un po’ diversa», spiega Gubitta. «Credo che una parte del finanziamento, invece di finire direttamente nelle casse degli atenei, dovrebbe essere messo in mano agli studenti. Quindi, invece che abolire le tasse, che concettualmente è la stessa cosa, lo Stato dovrebbe finanziare i ragazzi in modo che possano, senza spendere nulla di tasca loro, andare a portare la propria “dote” nell’ateneo che preferiscono. E magari si potrebbe aggiungere anche una somma per permettere loro di andare a vivere fuori casa. Naturalmente, questa dote dovrebbe essere proporzionale alle necessità, quindi tanto più alta per chi ha meno e tanto più esigua per chi può comunque permettersi di scegliere. I vantaggi? Ognuno potrebbe andare dove vuole: questo potrebbe implicare un fuggi fuggi da una parte all’altra della penisola, ma anche che le università sarebbero obbligate ad esplicitare al meglio la loro offerta formativa. In altre parole, aumenterebbe di molto la competizione sana tra atenei. Un’operazione di questo tipo dovrebbe andare di pari passo con l’abolizione del valore legale del titolo di studio: a quel punto chi immagina un certo percorso punterà alle università più promettenti, ma chi punta solo a portare a casa un pezzo di carta potrà ripiegare sull’ateneo dove c’è meno concorrenza. In Germania, con un sistema simile, hanno attirato molti stranieri».


L’idea di Gubitta ha già incontrato, su Facebook, il favore del professor Fabrizio Dughiero, prorettore al trasferimento tecnologico: «Far pagare rette basse», scrive, «equivale a far pagare ai poveri l’università per i ricchi. Abolire il valore legale e lasciare libere le rette, con adeguate borse di studio per i più bravi e meno abbienti, equivale a creare una vera competizione tra le università. Ma l’Italia e le nostre Università sono pronti per questo?».
(s.q.)


Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova