I vigili multano le bici fuori posto, ma in città mancano le rastrelliere

PADOVA. Biciclette come cavallette, si svegliano con il primo sole di primavera e invadono il centro storico. Ieri nelle piazze non c’era un posto vuoto nelle rastrelliere, un groviglio di pedali e manubri, di cestini per la spesa e di porte-enfant per i bambini o i cani da grembo: bici legate a un palo, a una grondaia, alle transenne che delimitano piazza del Duomo. E questo malgrado il giro di vite dei controlli, il rischio elevato di sanzioni da parte dei vigili e di rimozione del mezzo. Ma i numeri certificano la difficile soluzione del problema: i posti-bici in centro storico sono molti, 2700, ma i velocipedi in cerca di parcheggio nei momenti di piena del mezzogiorno e delle sei-sette del pomeriggio si aggirano sui 5000, quasi il doppio. E quindi non stupisce che molte biciclette siano incatenate dove capita purché in prossimità dello shopping o dei luoghi degli affari (banche, studi di avvocati, studi medici).
L’idea di scoraggiare le sistemazioni scorrette e fantasiose dei mezzi (magari attacchi la bici – è successo – alla maniglia della serranda di un negozio) non è un male in sé, anzi tende a mettere ordine dove regna il caos, ma sfiora il sopruso se non ci sono rastrelliere sufficienti. Ieri, un anziano lamentava: «Vengo in centro in bicicletta per non inquinare e per evitare gli ingorghi automobilistici alla ricerca di un parcheggio. Adesso anche l’uso di questo mezzo ecologico è diventato difficile, quando lo sarà anche andare a piedi, cosa faremo? Sarà imposta una tassa di accesso pure ai pedoni? Nasceranno delle Ztl pedonali?».
È contradditorio, e potrebbe addirittura essere sintomo di confusione burocratica, che in una città che si fregia del titolo di capitale della bicicletta, in una città che è stata teatro di una massiccia campagna di promozione dell’uso della bici come antidoto al traffico automobilistico con il suo ventaglio di veleni, in una Padova in cui il Comune (e in particolare il vice-sindaco reggente Ivo Rossi) ha prodotto investimenti massicci nella realizzazione di piste ciclabili, si sanzionino i ciclisti che mettono il loro veicolo fuori posto quando non ci sono gli spazi sufficienti per accogliere chi ha scelto un mezzo a inquinamento zero.
Ma torniamo alla logistica delle rastrelliere: ci sono quelle che evitano il furto e quelle che lo favoriscono. Le prime sono dotate di una sbarra a cui puoi agganciare il telaio del mezzo; nel secondo caso c’è l’alternativa di fissare la ruota nella feritoia e allora ti rubano la bici e ti lasciano la ruota oppure si chiude la bici con la catena ma senza agganciarla alla rastrelliera. In questo caso il mezzo può essere portato via a braccia dal ladro, sollevandolo.
In piazza del Duomo abbiamo visto una sistemazione singolare: una rastrelliera occupata da una compatta schiera di biciclette era sistemata a ridosso di un’altra del tutto vuota perché, dato l’ingombro della prima, non era assolutamente accessibile. Sarebbe interessante conoscere l’autore di questo colpo di genio per metterlo nel guinness dei primati dell’efficienza operativa.
Va sottolineato che i controlli sulle bici agganciate fiori dagli spazi prescritti sono concentrati soprattutto in stazione. Ma, almeno in teoria, si può prendere la multa anche nelle piazze.
Ora, all’inizio della bella stagione, ci si è resi contro che le rastrelliere non bastano e l’assessorato ha intenzione di disporne di nuove. Quante e quando non si sa ancora, anche perché una rastrelliera non è esattamente un “pezzo” di arredo urbano.
Le iniziative di sicurezza sono necessarie, come dicevamo la probabilità di furto è elevata: la vita media di una bicicletta nelle mani di chi l’ha comprata è di due anni, poi cambia padrone. Da ricordare oggi, all’inizio della stagione su due ruote, che uno dei trucchi praticati per impossessarsi delle bici già fissate nelle rastrelliere è di chiuderle con un’altra catena. Se il proprietario dopo aver sciolto il suo lucchetto, si allontana alla ricerca dell’autore dello “scherzo” o, confuso, si distrae, è il momento giusto per privarlo della sua bici.
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