Il “concorso dei veleni” congelato dal Tar

Cosmi e Ambrosini segnano un punto contro il rivale Franchi e alzano il tiro: pronto l’esposto all’Anticorruzione di Cantone



Attenti a quei due. Nel “concorso dei veleni” per la docenza universitaria di prima fascia in Ostetricia e Ginecologia, i candidati Erich Cosmi e Guido Ambrosini segnano un punto: il Tar del Veneto, accogliendo in parte il loro ricorso, ha sospeso l’efficacia del decreto del rettore Rosario Rizzuto che istituisce la commissione giudicatrice, “congelando” l’esame per titoli fino all’udienza di merito, convocata il 17 ottobre dal presidente della prima sezione del tribunale, Maurizio Nicolosi.



In effetti, la coppia di medici – rappresentata dai legali Cesare Janna, Luca Donà e Alessandro Janna – chiede l’annullamento tout court degli atti concorsuali, contestando all’Ateneo «la violazione dei principi di imparzialità e trasparenza» nonché «l’eccesso di potere» nella nomina dei commissari; alcuni dei prescelti hanno un curriculum scientifico inferiore rispetto agli aspiranti, obiettano Cosmi e Ambrosini, che criticano l’esclusione di esaminatori più accreditati ed esigono l’adozione del sorteggio dall’Albo scientifico nazionale, «unico metodo diretto a scongiurare vischiosità ambientali o nomine sospette».



I ricorrenti puntano l’indice contro il direttore della Clinica ostetrico-ginecologica Giovanni Nardelli, che ha indicato al Bo la rosa dei commissari papabili – accusato di aver provocato «forte tensione e disaccordo» tra i medici, testimoniati da una lettera di protesta di questi ultimi – ma il bersaglio principale è il competitor Massimo Franchi, primario veronese, del quale contestano il diritto a partecipare al concorso alla luce della condanna definitiva a 10 mesi per falso ideologico comminatagli dalla Corte di Cassazione. C’è anche un quarto candidato, Pietro Litta, a sua volta nei guai con la giustizia: indagato per peculato, è stato sospeso dall’Azienda ospedaliera (al pari di Ambrosini, in attesa di giudizio per omissione d’atti d’ufficio) e dall’insegnamento accademico.



Tant’è. All’insorgere delle polemiche, il rettore Rosario Rizzuto ha replicato che l’estrazione a sorta «non rientra nella prassi dell’Ateneo», garantendo nomine di alto profilo professionale, «attinte dalle maggiori scuole di medicina del Paese». Circostanza che non ha rassicurato i padovani, lesti anzi a rimarcare la presenza nella lista dei sorteggiabili del «professor Fabio Ghezzi che dirige la clinica di Varese dove lavora la moglie del professor Franchi» con il quale condivide «numerose pubblicazioni».



Non solo Tar. In attesa della sentenza amministrativa, l’irriducibile accoppiata apre un nuovo fronte: martedì invierà un esposto sui fatti all’Authority Anticorruzione di Raffaele Cantone. —



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