Il luminol rivela macchie sospette sul muro della cucina di Freddy

Vaste tracce di materiale organico adesso all’esame degli investigatori. Una pistola di Debora trovata senza caricatore ma con il colpo dimenticato in canna | TUTTI GLI ARTICOLI

NOVENTA PADOVANA. Nella villetta di Freddy Sorgato quella parete chiara e lucida della cucina, realizzata in “spatolato”, si è improvvisamente “accesa” di blu, reagendo subito al luminol, composto chimico utilizzato dalla Polizia scientifica per rilevare il sangue anche lavato e rimosso.

Tracce di sangue lavato a casa di Freddy
BARON-FOTO PIRAN-NOVENTA CONTROLLI SCIENTIFICA ABITAZIONE FREDDY SORGATO

Schizzi vasti su una parete. Usando la proprietà chimica della luminescenza, in caso di contatto con la sostanza ematica il luminol emette per un certo tempo una luce di quel colore. Ecco che la parete ha svelato la presenza di schizzi di natura biologica, che si sospetta sia sangue. Schizzi diffusi che avrebbero imbrattato l’intero muro, poi lavato e pulito. La prudenza è d’obbligo finché non arriverà la conferma attraverso gli esami affidati alla professoressa Luciana Caenazzo, esperta in genetica-forense. Ma si tratta di un tassello in più per ricostruire la possibile scena del crimine in quella stanza al piano terra dell’abitazione di Noventa, in via Sabbioni, che custodisce (forse ancora per poco) il segreto sull’assassinio di Isabella Noventa, l’impiegata di Albignasego uccisa la notte del 16 gennaio. Un assassinio non “pulito”, cioè avvenuto per soffocamento o strangolamento come confessato dal camionista-ballerino Freddy Sorgato («Isabella? È morta durante un gioco erotico»), ma probabilmente realizzato con spargimento di sangue. Qualora sia confermato che si tratta di sangue, fondamentale sarà verificare la corrispondenza (o meno) del Dna a quello di Isabella: purtroppo la varechina può alterare il nucleo cellulare e rendere difficile l’identificazione genetica.

Interrogatorio per i Sorgato. Intanto per la prossima settimana gli investigatori, guidati dal pm Giorgio Falcone e dal capo della Squadra mobile Giorgio Di Munno, stanno preparandosi per interrogare di nuovo Freddy Sorgato, detenuto a Padova, e la sorella Debora, reclusa nel carcere femminile di Verona al secondo piano. Investigatori che avrebbero in mano una serie di elementi “forti” da contestare ai due fratelli, chiamati a rispondere di omicidio volontario premeditato e di occultamento di cadavere.

Freddy e il bar-tabaccheria. Al primo piano, sempre della struttura penitenziaria scaligera, è rinchiusa l’amica tabaccaia di Camponogara, Manuela Cacco, ultima componente del terzetto killer. Amica, ancora oggi infatuata di Freddy, che aveva svelato il 16 febbraio di aver indossato il piumino bianco di Isabella – su richiesta dell’uomo, amante suo e della vittima – per “interpretare” la parte dell’impiegata di Albignasego davanti alle telecamere del centro storico di Padova. Lo scopo? Accreditare la tesi della sua volontaria scomparsa. Ieri, ennesimo colloquio tra la Cacco e il suo difensore, l’avvocato Alessandro Menegazzo: alla donna sono stati restituiti alcuni effetti personali, tra cui le chiavi del bar-tabaccheria che si trova a Camponogara in via Arzerini. Tra le carte dell’indagine è emerso un contratto di associazione in partecipazione dal quale risulta che quote del bar-tabaccheria (in parte nelle mani della figlia della donna) sono di Maison srl, l’immobiliare di Freddy Sorgato titolare di 12 immobili (tra cui l’appartamento di Debora a Camin) e di quote di un’altra srl. Quindi nessun regalo per la Cacco. E neppure un prestito: Freddy Sorgato era in affari e guadagnava attraverso il locale gestito dall’amica, finita nei guai insieme a lui.

Le armi. Una delle pistole sequestrate nell’armadio dell’alloggio del maresciallo Verde, ex compagno di Debora, aveva il colpo in canna ma il caricatore era stato estratto. Il che significa che l’arma era stata maneggiata da mano inesperta. Si tende ad escludere che quelle armi siano collegate al delitto di Isabella, tuttavia sono in corso gli esami balistici.

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