Italcementi: dipendenti in cassa integrazione per tutto il 2014

Attività di macinazione chiusa il 31 gennaio ma per ora scongiurata la mobilità. Poi si vedrà
Belluco..Nuovo consiglio comunale a Monselice...Nella foto: il giuramento del neosindaco Lunghi...ph. Zangirolami. - Francesco Lunghi
Belluco..Nuovo consiglio comunale a Monselice...Nella foto: il giuramento del neosindaco Lunghi...ph. Zangirolami. - Francesco Lunghi

MONSELICE. L'Italcementi di Monselice chiuderà la produzione il 31 gennaio 2014 (anziché il 31 dicembre di quest'anno, come era stato prospettato) e i lavoratori resteranno in cassa integrazione per tutto l'anno prossimo. E' il comunicato ufficiale dell'azienda che mette un punto fermo (se possibile) a tutta una ridda di illazioni che erano circolate in giornata, soprattutto dopo una conferenza stampa del sindaco in mattinata che aveva alimentato grandi speranze.

Cosa aveva detto il sindaco. Un accordo, per ora informale, per mantenere lo stabilimento Italcementi a Monselice. Subito il ritiro dell’Aia, impianto aperto fino a tutto il 2014, tra un anno la scelta tra il revamping o una riconversione del sito. L’ha raggiunto ieri il sindaco Francesco Lunghi, dopo un lungo faccia a faccia con il Direttore Risorse Umane di Italcementi, Silvestro Capitanio, e il responsabile del gruppo per le relazioni industriali, Giuseppe Agate. “L’impegno del gruppo è di non procedere alla chiusura definitiva dello stabilimento” riferisce Lunghi “ma di valutare nella seconda metà del 2014 come proseguire, in particolare con il revamping se le condizioni di sviluppo del paese Italia e resto d’Europa daranno un impulso alla necessità di cemento. Nell’ipotesi che ciò non fosse possibile vi è l’impegno da parte loro di procedere con istituti specializzare per la riconversione del sito”. Lunghi si è giocato anche la carta dello studio di fattibilità a cui sta lavorando, in via riservata, da qualche tempo: un grande Parco delle energie rinnovabili che potrebbe sorgere al posto dell’impianto. Permettendo di creare tanti posti di lavoro quanti se ne perderebbero, tra dipendenti diretti e indotto, con la chiusura del cementificio. Un investimento che potrebbe oscillare tra i 100 e i 300 milioni di euro e che darebbe ai monselicensi la possibilità di usufruire di energia elettrica completamente prodotta in loco, a una tariffa scontata, e teleriscaldamento per le frazioni di Carmine e Marendole. Un progetto che l’azienda prenderà in considerazione tra le ipotesi allo studio per un’eventuale riconversione. Intanto, con la tappa dell’incontro a Roma il prossimo 23 settembre diventa fondamentale per i lavoratori ottenere che l’azienda sottoscriva come impegno formale l’accordo raggiunto verbalmente con il primo cittadino. Già il ritiro dell’Aia (Autorizzazione ambientale integrata) in Provincia, se la promessa sarà mantenuta, permetterà di avere un po’ di respiro: senza Aia, lo stabilimento dovrebbe chiudere dopo il 29 ottobre prossimo. Ma i lavoratori si batteranno a Roma anche per continuare fino al 2014 compreso l’attuale attività del sito: l’azienda vorrebbe invece chiudere il centro di macinazione.

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