La nuova Dc di Salvini attesa alla prova di Nord e Sud

Elezioni europee e amministrative del 26 maggio 2019 in Veneto: l'editoriale del direttore Paolo Possamai
27/05/2019 Roma, Rai 1, trasmissione televisiva Porta a Porta, nella foto Matteo Salvini
27/05/2019 Roma, Rai 1, trasmissione televisiva Porta a Porta, nella foto Matteo Salvini

Chi ha vinto e chi ha perso? Facile stavolta. Nessun dubbio. Ha stravinto la Lega di Matteo Salvini, ha straperso il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Anzi, ha trionfato Salvini, è andato al tappeto Di Maio. Salvini ha creato un nuovo partito personale e ci aggiungiamo che ha creato un partito nazional nazionalista. La Lega storica non esiste più, è davvero nata la Lega Italia e in questo senso basta guardare i numeri raccolti da Salvini nel Meridione.

In questo schema, che fa pensare a una sorta di nuova Democrazia Cristiana con forte marcatura destrorsa, il Veneto apre una serie di interrogativi. La Marca trevigiana rappresenta, dall’alto del suo 53,6% di voti alle elezioni europee, il primato assoluto italiano. In Veneto quasi un elettore su due ha segnato il simbolo della Lega. In fondo non era dissimile il rapporto tra la Dc veneta e la cornice nazionale. Ma usciti di scena gli ultimi veri potenti Rumor e Bisaglia, l’essere uno dei massimi azionisti della Dc nazionale non ha avuto effetto alcuno per la nostra regione. Marginale. Largamente trascurata in termini di politiche di sviluppo. Assai poco considerata a Roma in termini di peso specifico.

Ebbene, mutatis mutandis, la Lega veneta saprà far sentire la propria voce con il governo romano e con il partito incardinato su Milano, o saremo ancora ancillari come ai tempi dello scudocrociato? Fin dalle sue primissime dichiarazioni post voto, Matteo Salvini ha sostenuto che non intende chiedere ulteriori poltrone agli alleati pentastellati e che non spingerà il governo nel burrone. Ma ha sottolineato pure, più e più volte, che adesso il contratto di governo va applicato e che occorre accelerare.

Due esempi ricorrenti: procedere con l’autonomia delle Regioni; sbloccare cantieri e progetti delle grandi opere pubbliche (alias Tav). I parlamentari M5S, timorosi assai di elezioni anticipate da cui uscirebbero decimati, si acconceranno a votare provvedimenti urticanti per il loro elettorato e per i militanti? E Salvini può permettersi di non battere un chiodo su questi temi, così cruciali per il suo elettorato nordista? Ma d’altra parte Salvini riuscirà a contentare in pari tempo il suo nuovo elettorato sudista e il tradizionale nordista? Impresa ardua assai, riusciva alla Dc perché disponeva di una robusta cassa pubblica e così poteva garantire assistenza al Meridione.

Ma se ha stravinto in Italia, Salvini ha però sostanzialmente perduto la sua scommessa su scala europea: i sovranisti non saranno nelle condizioni di riscrivere i patti dell’Unione e di allentare i vincoli di finanza pubblica.

Arriviamo dunque alla ultima, fatidica domanda. Premessa: al leader leghista - da un anno in campagna elettorale permanente - l’investitura popolare chiede adesso di governare. Quesito: Matteo Salvini riuscirà a dar corso al suo disegno nazionalista o deluderà drasticamente Sud e Nord, per opposte ragioni? Non vi sarebbe in fondo nulla di cui sorprendersi, ricordando la brevità della parabola dell’altro Matteo (Renzi).

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