La scuola post Covid è una grande sfida ma studiare a casa diventerà inevitabile

Intervista ad Anna Maria Addante, dirigente del’istitutol Ruzza di Padova, in pensione a settembre: «Al Ministero abbiamo chiesto insegnanti in più e lavori di edilizia» 
ANNAMARIA ADDANTE PRESIDE ITIS SCUOLA DI ANDREA BERTO CAMPOSAMPIERO POLETTO
ANNAMARIA ADDANTE PRESIDE ITIS SCUOLA DI ANDREA BERTO CAMPOSAMPIERO POLETTO

PADOVA. Tra i presidi che andranno in pensione a partire dal primo settembre c’è Anna Maria Addante, dirigente da dieci anni dell’istituto professionale statale per la moda Ruzza, attualmente distaccata all’Ufficio scolastico provinciale guidato da Roberto Natale. È lei che, assieme alle due collaboratrici vicarie Maria Teresa Di Riso e Lorenza Bianchini, in queste settimane, sta preparando la riapertura del nuovo Ruzza per l’anno scolastico 2020-2021, già guidato da Maddalena Carraro.

Preside, partiamo dalla fine: come vede il passaggio dalla scuola tradizionale ante-virus a quella che inizia il prossimo 14 settembre dettata dall’emergenza sanitaria?

«Sarà una sfida verso il futuro. Anche se non dovrò più andare ogni giorno nel mio ufficio di presidenza di via Michele Sanmicheli, sono ugualmente molto preoccupata. Non sarà facile rispettare il protocollo sanitario redatto dal Ministero dell’Istruzione e dal Comitato tecnico scientifico del Governo. Come già si nota in questi giorni di vacanza, gli studenti difficilmente riusciranno a rispettare le regole del distanziamento tra di loro e tra un banco e l’altro. Per quanto riguarda il punto di vista culturale sono per la didattica in presenza perché questa è la vera scuola sin dai tempi dell’antica Grecia. Ma, in questa, delicatissima, situazione una cosa è la teoria ed altra cosa la realtà quotidiana tra i banchi in un’aula. In pratica penso che la didattica a distanza sarà inevitabile».

Come istituto Ruzza cosa avete chiesto al Miur e all’amministrazione provinciale, competente sugli istituti superiori, per avere un avvio regolare dell’anno scolastico 2020-2021?

«Innanzitutto una decina d’insegnanti in più. Abbiamo chiesto e ottenuto, poi, anche una serie di lavori di edilizia leggera nell’ex sede staccata del Pendola, in via Cardinale Callegari, all’Arcella. In pratica per avere aule più ampie si dovranno buttare giù alcune pareti che, per fortuna, non sono muri portanti dell’edificio dove si trova anche il convitto Antonio Magarotto. Dottoressa Addante, ci parli del suo lungo curriculum scolastico, prima come docente e, dopo, come preside.

«Sono nata in città. Da bambina ho seguito i miei genitori emigrati a Caracas, in Venezuela, per motivi di lavoro. Sono tornata già grande a Padova, dove mi sono laureata in giurisprudenza. Invece di tentare la carriera di avvocato, ho scelto subito d’insegnare diritto nelle scuole medie superiori. Per tanti anni sono stata docente all’istituto superiore per sordi Magarotto, in via Cave, a Brusegana, a fianco dell’attuale sede del Provveditorato agli Studi, che, prima, ad esempio ai tempi di Pasquale Scarpati, si trovava in via Sanmicheli, angolo Piazza Pontecorvo. E poi la lunga carriera di dirigente agli istituti Mattei, Newton, al professionale statale alberghiero di Abano Terme e, infine, al Ruzza, considerata una delle scuole pubbliche di moda più qualificate della penisola. L’istituto per eccellenza del Nordest che, ogni anno, in stretta collaborazione con il Comune, organizza, in estate, una sfilata di moda spettacolare a Palazzo Moroni, che riceve sempre una valanga di applausi a scena aperta».

Adesso è tutto finito: addio scuola, addio studenti e addio colleghi docenti. Avrà nostalgia di un mondo dove ha vissuto per ben 41 anni?

«La scuola non la dimenticherò mai, ma il mio obiettivo, una volta superati questi tempi bui di Covid 19, sarà uno solo: viaggiare. Ho tanta voglia di girare il mondo. Ad esempio vorrei visitare, innanzitutto, la Tailandia, l’Iran e lo Yemen. Le sfilate di moda delle mie ex studentesse le vivrò come semplice spettatrice. Mi metterò in un angolo poco illuminato e da lì, mentre le ragazze presentano gli abiti delle loro creazioni, davanti ai miei occhi sfilerà il film della mia vita, dove ho vissuto tanti momenti belli, ma anche periodi amari, dovuti al mio precario stato di salute». —

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