Lutto nel giornalismo padovano, è morto Francesco Fantini

PADOVA. Erano quattro fotografi ventenni nel 1978 ritratti assieme, baciati dal sole, sulla spalletta di ponte Sant’Agostino: Giorgio, Renzo, Antonella e Francesco e il loro acronimo divenne il nome dell’allora neonata Agenzia FotoGraf che ha accompagnato e illustrato per i primi vent’anni le pagine del mattino.
Un’avventura quotidiana che sforava spesso nella notte. Da Dozier e gli anni di piombo all’uragano Tangentopoli, dalle morte di Claudio Villa e il primo trapianto di cuore all’acuto del Padova in serie A nel 1995. La vita di un’intera città racchiusa in un archivio di scatti in bianco e nero. Ieri notte Francesco Fantini, il creativo del gruppo, se n’è andato. Il male se l’è portato via in una manciata di mesi. Aveva 58 anni ed era nato il primo giorno d’inverno del’57. Lascia la moglie Rossella e la figlia Elena, 28 anni, psicologa.
Una montagna tonda di ricci neri anni Settanta e i baffetti, Fantini spesso vestito in nero pareva un jazzista elegante alla Keith Jarrett. L’Agenzia era anche un negozio in via Monte Solarolo dove campeggiava la foto del ponte, ma pure uno studio di regia e agli albori del digitale uno primi studi professionali di elaborazione di immagini.
Alla dimensione del lavoro collettivo, “Checco” Fantini aveva cominciato a recuperare la sua singola personalità artistica che lo aveva portato da giovane a frequentare l’Accademia di Belle Arti (allievo di Emilio Vedova) prima di scoprire la fotografia. E soprattutto a misurarsi come fotoreporter in tutto il mondo al via del nuovo millennio. Afghanistan, Pakistan, India, Kenya, Marocco, Turchia, Portogallo, Bosnia, Cambogia, Argentina, Kurdistan Iracheno, Brasile, Camerun, Uganda, Rwanda, Messico, Perù, Ecuador, Mozambico.
Sue foto sono apparse su Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Epoca, Panorama, Espresso, Gente, Oggi, Specchio della Stampa, Vogue, Now Magazine, Time, Dier Spiegel, Time Life, Foto. Oltre alla collaborazione fissa con il Venerdì di Repubblica.
Il reportage del 2001 sui ninos de rua in Brasile gli è valso il premio speciale della giuria per il giornalismo al premio Hemingway. Primo fotografo ad essere insignito del premio giornalistico. E fra i tanti riconoscimenti quello nel 2004 per una multivisione digitale titolata "Peace" al World Digital Creators Contest di Tokio. Tutti i reportage sugli ultimi della Terra sono diventati mostre itineranti in Italia e all’estero. Il bianco e nero da cronista è rimasto la sua cifra stilistica.
Poi uno scossone della vita, lo aveva costretto a riguardarsi. Eclettico aveva scritto “L’uomo del pane” un romanzo autobiografico. Nel 2014 era stato assunto dall’Università di Padova. Ed ancora la voglia di ricrearsi tornando alla primigenia vocazione della pittura e anche agli studi iscrivendosi a Filosofia dove aveva iniziato a dare gli esami. I funerali venerdì alle 10.30 alla Sala del Commiato del Cimitero Maggiore.
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