Mariella Mazzetto, il ricordo di Gian Paolo Gobbo: «Una donna di carattere che sapeva farsi rispettare»

L’ex segretario della Liga Veneta e sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, ricorda Mariella Mazzetto: «Era una compagna di lotta preziosa, umana e determinata. Una politica di altri tempi che diceva sempre ciò che pensava»

Silvia Bergamin
Mariella Mazzetto con Gian Paolo Gobbo
Mariella Mazzetto con Gian Paolo Gobbo

«Pure Vittorio Sgarbi diceva che Mariella era una bella persona, per quanto non fosse sempre prodiga di espressioni dolci».

Una donna di carattere, capace di conquistare simpatie e di dividere, sempre fedele alle proprie idee: l’ex segretario della Liga e sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, conosceva bene Mariella Mazzetto: «Una donna che sapeva farsi rispettare fra tanti maschi».

Qual è la prima emozione che prova adesso nel ricordarla?

«Ricordo innanzitutto la sua simpatia e la sua umanità. Era una donna che sapeva rappresentare bene il nostro movimento anche a Roma: la sua presenza dava un’immagine positiva della Liga e della Lega. Era una persona affabile, sempre disponibile, con un carattere aperto. Con Umberto Bossi, Silvio Berlusconi e tutti noi aveva un rapporto cordiale e diretto. Era capace di esprimere affetto e stima senza formalismi, qualità che la rendevano davvero speciale. Una persona amica nel senso più autentico del termine».

Quando vi siete conosciuti?

«Ci siamo incontrati ancora prima della nascita della Lega Nord, frequentando ambienti culturali venetisti e associazioni come la Società Filologica Veneta. In quel periodo Mariella partecipava insieme alla sua grande amica Marilena Marin, con la quale aveva stretto un legame fin dai tempi dell’università. Erano anni di confronto culturale e di riscoperta dell’identità veneta. Lei non era ancora una militante, ma era già vicina al nostro mondo. Poi, con l’ingresso della Lega al governo nel 1994, iniziò a ricoprire ruoli di responsabilità e divenne una dirigente apprezzata».

Aveva la stoffa e la tempra della leader?

«Assolutamente sì. La forza era insita in lei. Era un’insegnante e questo si vedeva: sapeva farsi rispettare, era abile nel parlare alle persone e tenere il punto, pure tra tanti maschi di carattere. Aveva carattere, personalità e non lasciava indifferenti. Attirava molte simpatie, ma anche qualche antipatia, proprio perché non era una donna accomodante. Diceva sempre quello che pensava. Sapeva come imporsi».

Era anche una provocatrice?

«La provocazione faceva parte della nostra azione politica, il nostro stesso movimento era una provocazione, e Mariella non si tirava certo indietro. Penso, per esempio, alla manifestazione del 2007 davanti all’area destinata alla costruzione della moschea di Padova: un’iniziativa simbolica che suscitò molto clamore e mise in imbarazzo le autorità cittadine. Aveva coraggio e non aveva paura di esporsi».

La Lega ha cambiato pelle negli ultimi anni, rimuginava sui tempi passati?

«No, guardava avanti. Anche quando seguiva da vicino la madre, continuava a partecipare ai comizi e agli incontri del partito. Era sempre presente, con idee e osservazioni. Non viveva di nostalgia. Era però molto critica nei confronti della scuola pubblica, che conosceva bene. Diceva spesso che non era più quella di una volta e che molte riforme non avevano prodotto i risultati sperati».

Che compagna di viaggio è stata?

«Una compagna di lotta preziosa. Non aveva inibizioni né pregiudizi rispetto agli avversari, e sapeva rispettare, pretendendo lo stesso rispetto. Era una politica di altri tempi, quando il confronto poteva essere duro ma non impediva di riconoscere il valore dell’altro. Oggi quella cavalleria politica mi sembra molto più rara: è cambiato un mondo»

Come ha saputo della sua scomparsa?

«L’ho appreso da un’amica comune, Luisa. È stata una notizia che mi ha colpito molto. È una perdita che mi ha sinceramente addolorato».

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