La sfida delle grandi opere a Padova, l’intervista a Micalizzi: «La nuova stazione cambierà città»

Il consigliere regionale Pd Andrea Micalizzi difende il progetto della piazza pensile tra stazione e Arcella: «Può ricucire due parti della città». Ma per partire servono i 98 milioni chiesti al Governo per la nuova stazione e l’alta velocità

Marta Randon
Andrea Micalizzi
Andrea Micalizzi

 

Andrea Micalizzi, già vicesindaco e oggi consigliere regionale Pd, cosa pensa del progetto della piazza pensile che collega la stazione all’Arcella di cui si parla da 50 anni, inserita all’interno della Tav?

«È un bel progetto, che Padova merita. Può trasformare la stazione da barriera tra due parti della città a luogo capace di unirle. Il problema è che, a oggi, da Roma non sono ancora arrivati i finanziamenti necessari».

Il sindaco Giordani è andato più volte dal ministro Salvini a chiedere i 98 milioni di euro necessari, ma è sempre andata male.

«Ha fatto bene, ora servono risposte»

Potrebbe essere la grande opera in grado di cambiare la trama urbana di Padova e di portare lo scalo cittadino a 18 milioni di viaggiatori l’anno?

«Sì. Una stazione più moderna, accogliente e accessibile anche da nord può cambiare profondamente il rapporto tra lo scalo e la città. Ma non dobbiamo perdere di vista il punto decisivo: finché il governo non stanzierà le risorse promesse, non avremo né la nuova stazione né, soprattutto, il completamento dell’alta velocità. Padova attende da troppo tempo».

Quali sarebbero i vantaggi di un’opera del genere?

«È un intervento capace di ricucire un pezzo importante di Padova. Via Avanzo oggi viene percepita come il retro della stazione; con questo progetto diventerebbe invece un nuovo accesso alla città. Quella parte dell’Arcella acquisterebbe maggiore dignità, funzionalità e bellezza, con effetti positivi anche sulla vivibilità del quartiere».

Il progetto potrà essere al centro della prossima campagna elettorale?

«Questo progetto è troppo importante per diventare terreno di schermaglie elettorali. Serve una classe politica matura, capace di agire al di là degli schieramenti. Io sto lavorando in questa direzione: in Consiglio regionale ho presentato, insieme alla consigliera Elisa De Berti, una mozione che impegna la Giunta Regionale a ottenere dal Governo il finanziamento della nuova stazione e dell’alta velocità, che Padova attende da anni. La politica e le istituzioni devono fare squadra attorno a un obiettivo comune: portare finalmente a casa le risorse nell’interesse della città e del territorio».

Perché è così importante il Tav per la città?

«È fondamentale per i collegamenti, la competitività e l’economia non soltanto di Padova, ma dell’intero Veneto. Secondo l’ultimo rapporto annuale della Banca d’Italia, la nostra regione nel 2025 è cresciuta appena dello 0,1% e le imprese risentono dell’incertezza internazionale e delle difficoltà di mercati decisivi, come quello tedesco. In questa fase, investire nelle infrastrutture significa sostenere concretamente la crescita e l’export. Milano e Bologna sono già collegate dall’alta velocità: se non colmiamo rapidamente questo divario, il Veneto rischia di restare ai margini delle direttrici più efficienti. Le gerarchie economiche e commerciali oggi dipendono dall’efficienza dei collegamenti. Inoltre, separare i treni veloci dal traffico regionale migliora il servizio per studenti e lavoratori».

Quand’era assessore ai lavori pubblici ne avete discusso?

«Da assessore ne abbiamo discusso in numerosi incontri con Rfi e il Comune ha continuato a lavorare perché il progetto non andasse perduto. Ma senza i finanziamenti nazionali l’opera non si farà mai. Il Governo deve capire che il Tav a Padova non è un favore alla nostra città: significa collegare meglio il Veneto al resto del Paese, aiutare le nostre imprese e migliorare ogni giorno gli spostamenti di migliaia di persone».

 

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