«In sedici stipati nel sottotetto»: la denuncia dal centro di accoglienza di Torreglia

I richiedenti asilo si sono rivolti allo sportello di Open Gates e alla clinica di salute popolare Azadì. I 48 immigrati protestano per la distanza della fermata del bus e le cure mediche

Gianni Biasetto
Le condizioni dei letti nel sottotetto della struttura
Le condizioni dei letti nel sottotetto della struttura

Lo sportello di supporto legale e giuridico dei richiedenti asilo Open Gates e la Clinica di salute popolare Azadì denunciano una grave situazione di mala accoglienza nel Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di via Abate Barbieri a Torreglia.

A gestire la struttura, nota anche come ex casa estiva Galtarossa, è la cooperativa Tuendelee-Tucso. «Abbiamo ricevuto segnalazioni dai richiedenti asilo di una serie di carenze, ad esempio 16 ragazzi che dormono stipati in un sottotetto su quattro file di letti a castello, in condizioni igienico sanitarie precarie», riportano allo sportello di supporto legale Open Gates.

«Nei bagni il rubinetto dell’acqua è rotto, in cucina la situazione è critica: ci sono spugne annerite dallo sporco, i piatti e le scodelle di plastica dove vengono serviti i pasti agli ospiti sono scheggiati. Stiamo preparando un esposto da inviare alla Prefettura di Padova. Chiediamo alle istituzioni territoriali che intervengano per far cessare immediatamente questo vuoto di dignità».

Nella struttura di via Abate Barbieri sono ospitati 48 richiedenti asilo, la situazione più critica sarebbe quella che stanno vivendo i 16 ospitati nel sottotetto. Open Gates e Azadi non puntano il dito solo sulle carenze igienico sanitarie e sull’affollamento del dormitorio nel sottotetto.

«Il Cas è posizionato nel bosco, lontano diversi chilometri dalla fermata dell’autobus che si trova di fronte al municipio di Torreglia. L’isolamento è sicuramente tra i maggiori problemi per i ragazzi che dopo aver affrontato un lungo e rischioso viaggio alla ricerca di una situazione di vita migliore, si trovano a vivere segregati lontano dalla città. Gli ospiti ci hanno segnalato che dalla fermata dell’autobus al centro di accoglienza ci vuole un’ora di cammino. Senza contare che per arrivare a Padova dalla fermata dell’autobus ci vuole un’altra ora. Una condizione di isolamento che crea molti problemi di accessibilità ai servizi, come quelli sanitari, limita le possibilità di lavoro e di formazione professionale. Ci viene riferito che il cancello d’ingresso al centro chiuderebbe alle ore 20», rilevano dallo sportello, «il rischio è che se arrivano a Torreglia in autobus con l’ultima corsa di giornata rischiano di rimanere fuori a dormire e sembra che succeda spesso».

C’è poi il problema dell’assistenza medica. Gli ospiti del centro si sono rivolti alla Clinica popolare Azadi per denunciare una serie di carenze. «Abbiamo ricevuto lamentele rispetto alla possibilità di accedere alle visite specialistiche da parte degli ospiti», confermano dalla Clinica, «il medico di struttura sarebbe presente, secondo quanto hanno riferito gli ospiti, solo una volta la settimana.

«L’ostacolo maggiore, dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, sarebbe il ritardo con cui riescono ad avere il cosiddetto Stp, il codice temporaneo che garantisce agli immigrati l’accesso alla sanità pubblica».

Non da ultimo, i richiedenti asilo hanno segnalato agli sportelli Open Gates e Azadì che la struttura è circondata dai cinghiali che vagano nelle aree boschive tra gli immobili che compongono il centro.

 

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