A Monselice via i braccioli antibivacco dalle panchine

La decisione presa dal consiglio comunale: «La progettazione di una panchina dovrebbe rispondere a criteri di funzionalità, sicurezza e inclusività, senza introdurre limitazioni»

Giada Zandonà
Il bracciolo da rimuovere (foto Zangirolami)
Il bracciolo da rimuovere (foto Zangirolami)

In un periodo segnato dalle divisioni, il Comune di Monselice sceglie l’inclusione e la socialità, cominciando dalle panchine dei giardini di piazzale Vittoria. Il Consiglio comunale di martedì ha approvato la rimozione dei braccioli “antibivacco” installati nel 2024 dalla precedente amministrazione.

La mozione, presentata da tutti i consiglieri di maggioranza, ha incontrato però il voto contrario della minoranza e del presidente del Consiglio Fabio Conte, che hanno contestato la scelta.

«Una panchina collocata in uno spazio pubblico è destinata alla sosta e al riposo», spiega la consigliera Sofia Tullio, che ha illustrato il documento. «La sua progettazione dovrebbe rispondere a criteri di funzionalità, sicurezza e inclusività, senza introdurre limitazioni non necessarie alla sua fruizione». Per Tullio, anche la scelta di un arredo urbano racconta chi è accolto nello spazio pubblico e chi invece viene scoraggiato a fermarsi. Per la maggioranza, infatti, i braccioli intermedi appartengono alla cosiddetta “architettura ostile”: elementi dell’arredo urbano pensati per scoraggiare la permanenza delle persone.

«Non impediscono soltanto di sdraiarsi, ma riducono lo spazio disponibile sulla seduta. Possono penalizzare alcune categorie di utenti», sottolinea Tullio, «le persone anziane o con una corporatura robusta, chi ha una disabilità o una mobilità ridotta e le famiglie con bambini piccoli. La mozione, infatti, richiama gli articoli 2 e 3 della Costituzione, sulla solidarietà e sull’uguaglianza, e afferma che lo spazio pubblico deve favorire la sosta, l’incontro e la socialità».

La mozione riguarda anche il modo di affrontare i bivacchi. «La marginalità sociale, la povertà e il disagio abitativo non possono essere trattati limitando l’utilizzo dei beni comuni, ma richiedono politiche sociali, servizi di accoglienza e percorsi di inclusione e reinserimento», continua Tullio. «Impedire alle persone di sdraiarsi sulle panchine non risolve quelle condizioni, ma semplicemente le sposta altrove».

Altri interventi a favore della mozione, anche con esempi di altri paesi europei su questa linea, sono stati fatti dai consiglieri Marco Baratella, Gloria Dicati e Loredana Margutti. Con il voto del Consiglio, la giunta si è quindi impegnata a programmare la rimozione dei braccioli nel più breve tempo possibile e a privilegiare in futuro, per l’arredo urbano, criteri di comodità, accessibilità e inclusione.

L’opposizione però la vede in modo diverso. Per la consigliera Maria Chiara Bizzaro le panchine servono a sedersi e chiacchierare, «non a sdraiarsi come su un triclinio. I braccioli sono una soluzione economica ed efficace per mantenere l’ordine». Andrea Parolo, invece, ha definito la mozione «retorica ideologica fuori dal tempo», mentre Rossella Molon ha contestato l’impiego di personale e risorse comunali per rimuoverli, chiedendo di destinarli invece alla manutenzione e allo sfalcio dell’erba.

 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova