Nascondeva in ufficio una pistola Torna in cella Pasimeni, il figlio killer

Una pistola, munizioni e nandrolone: l’arma era nascosta nel cassetto della scrivania dell’ufficio, la sostanza dopante nel bagagliaio dell’auto. Sono stati questi tre elementi a riaprire le porte del carcere, riavvolgendo il nastro di un passato che sembrava ormai definitivamente alle spalle, per Paolo Pasimeni, oggi 41 anni. Nel 2001, all’età di 23 anni, uccise il padre Luigi, professore di Chimica industriale all’Università di Padova, prima picchiandolo nei bagni dell’Università e poi dandogli fuoco. E questo perché il genitore aveva scoperto che era stato falsificato il voto di un esame e voleva denunciare il giovane all’Ateneo. Pasimeni fu condannato a 15 anni e quattro mesi, ma uscì dal carcere già nel 2009 e terminò di espiare la condanna ai domiciliari e frequenta la facoltà di Farmacia. In questi anni si è rifatto una vita, andando a vivere in un paesino della Bassa, Civè di Correzzola, prima di tornare a Padova.
la pistola
Qualche tempo fa nei locali della ditta Medival Srl di via San Crispino 33 a Padova, dove Pasimeni aveva trovato un lavoro, c’era il sospetto che ci fossero dei topi. Il responsabile incaricò una ditta specializzata per un intervento di derattizzazione. E sarebbe stato proprio un addetto di questa impresa a notare la pistola nell’ufficio di Pasimeni. La cosa è stata segnalata ai responsabili e in breve è arrivata ai carabinieri.
la perquisizione
La perquisizione nell’ufficio di Pasimeni scatta l’11 novembre e ad eseguirla sono i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Padova. Nel cassetto della scrivania del quarantunenne trovano una pistola Beretta calibro 9x21 con la matricola abrasa, 37 munizioni e due serbatoi con altre quindici munizioni. Dai successivi accertamenti dei militari, la pistola è risultata rubata. In più Pasimeni non ha il porto d’armi.
il nandrolone
Alla prima perquisizione ne è seguita a stretto giro una seconda, nella casa e nella macchina di Pasimeni, una Ford C Max. In questo caso i carabinieri hanno trovato alcune sostanze dopanti tra cui del nandrolone, la cui vendita è vietata. Si tratta di una sostanza dopante, un derivato del testosterone classificato come steroide anabolizzante. Viene assunto da chi pratica sport che richiedono grande forza.
l’arresto
Ieri mattina i carabinieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, provvedimento chiesto dal pm Silvia Golin ed emesso dal gip. Il quarantunenne, che si è affidato all’avvocato Anna Maria Marin del foro di Venezia, è stato condotto in carcere. Il ritorno a un passato che sembrava ormai archiviato. —
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