Nozze d’oro a messa, l’invito del Comune accende la polemica

Palazzo Moroni organizza la festa per le coppie sposate. L’ex leader degli atei: città secolarizzata, rito fuori luogo
PD 11maggio2002 G.M. MATRIMONIO BARBARA GASPAROTTO. (POLETTO)
PD 11maggio2002 G.M. MATRIMONIO BARBARA GASPAROTTO. (POLETTO)

PADOVA. Il Comune invita i padovani a festeggiare l’anniversario di nozze (50 o 60 anni) il 9 novembre con una festa che prevede messa e successivo brindisi e scoppia la polemica. A sollevarla Giorgio Villella, oggi 78 anni, ex presidente dell’Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti). Lui si sposò nel 1964, in municipio e ora, ironia della sorte, si è visto recapitare - così come a tutte le coppie che si sono sposate a Padova nel 1954 e 1964 - un invito dell’amministrazione comunale a festeggiare le nozze d’oro e diamante… con una messa.

Che il vescovo inviti a messa nulla di strano secondo Villella, che lo faccia invece il Comune desta invece qualche perplessità. Tanto più, spiega, che oggi i matrimoni religiosi in città rappresentano il 39%. «Continuala tradizione dei sindaci di Padova di fare festeggiamenti pubblici in chiesa», afferma, «Quando mi sono sposato io, tutti i miei amici si sono sposati in chiesa e mi prendevano in giro dicendo che i miei figli da grandi si sarebbero fatti preti. Le cose sono andate diversamente. Nella generazione successiva molti figli dei miei amici si sono sposati in Municipio. Adesso praticamente tutti i figli di questi ultimi o si sposano in Municipio o convivono e fanno figli senza sposarsi». Il festeggiamento collettivo si terrà domenica 9 novembre al Pala Plebiscito 2001 di via Geremia: tanto riporta la comunicazione inviata alle coppie interessate, a firma dell’assessore al Sociale Alessandra Brunetti e del sindaco Massimo Bitonci. Alle 9.30 c’è la messa alle 10.30 il saluto dell’autorità e alle 11.30 il brindisi.

Statistiche alla mano. Villella risponde con i numeri: «Nel 1964 i matrimoni religiosi sono stati 1980, il 98,8% del totale; i matrimoni civili 22, ossia l’1,2%. Nel 2013, i matrimoni religiosi sono stati 242, il 39,5% del totale; i matrimoni civili 370, ossia il 60,5%.». La situazione è decisamente cambiata rispetto agli anni Sessanta quando Villella e la moglie, assistente universitaria, sfidarono la perplessità di parenti ed amici. «A celebrare il rito civile fu un assessore monarchico e filo-cattolico, che non vedeva per niente di buon occhio questo matrimonio fuori dagli schemi: si è limitato a leggere gli articoli di legge e se n’è andato senza nemmeno farci gli auguri, mostrando così tutto il suo disappunto. In compenso abbiamo avuto un piccolo pubblico di impiegati comunali, curiosi di vedere questa coppia tanto originale da scegliere il matrimonio in Comune». E ora l’invito a festeggiare l’anniversario andando in chiesa: «La nostra Costituzione, che come tutte le costituzioni dovrebbe difendere le minoranze, ha come principio supremo la laicità dello stato. Penso sia arrivato il momento che le autorità civili prendano atto che Padova (e l’Italia) è una città secolarizzata e di conseguenza lascino al vescovo l'organizzazione di riti religiosi per i suoi fedeli.

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