Omicidio di Fontaniva, l’imputato confessa in aula: «L’ho ucciso io, mi pento»
Nel corso della prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Padova, mercoledì 30 settembre, Moreno Violetto ha confessato di aver ucciso l’ex guardia carceraria Fatos Cenaj: «Non so cosa mi sia passato per la testa in quel momento». E consegna un assegno per le parti civili

Presentatosi davanti ai giudici della Corte d’Assise nella mattinata di mercoledì 30 settembre, Moreno Violetto, accusato di avere ucciso l’ex guardia carceraria Fatos Cenaj, ha confessato il delitto.
«Non so cosa mi sia passato per la testa in quel momento», ha detto l’imputato. «Mi pento di quello che ho fatto».
Quella di mercoledì è la prima udienza del processo per l’omicidio di Cenaj - difeso dall’avvocato Stefano Marrone - avvenuto a Fontaniva nel dicembre dello scorso anno. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile. A coordinare l’inchiesta sul delitto il pubblico ministero Maria D’Arpa.
Alle poche parole di confessione è seguita la consegna ai giudici di un assegno intestato alle parti civili da 5000 euro.
Praticamente tutto ciò che rimane sul conto corrente dell'imputato agli arresti da quando carabinieri hanno chiuso l'indagine sul suo conto. Violetto è stato accusato di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, e rischia di essere condannato all'ergastolo.
Ma con la mossa di mercoledì i giudici dovrebbero ottenere conto della decisiva condotta processuale da parte dell'imputato che di fatto abbrevia di molto i tempi del dibattimento. La legale Alessia Clementi, che si è costituita parte civile per la famiglia di Fatos, ha già chiesto un risarcimento danni di centinaia di migliaia di euro.
La sentenza di primo grado potrebbe essere pronunciata già entro le fine di quest'anno.
Il delitto
Fatos Cenaj, ex guardia carceraria albanese, era stato trovato in condizioni disperate lungo una strada di campagna in zona Casoni di Fontaniva nella mattinata dell'8 giugno 2025.
Era riverso a terra, vicino alla sua bicicletta a tre ruote, lungo il tratto di strada che dalla sua abitazione, in vicolo del Bosso, conduce al maneggio “Fattoria Dindo” dove faceva piccoli lavori saltuari. A fare la scoperta verso le 8 erano stati due guardiapesca.
In un primo momento si era ipotizzata una caduta accidentale. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Padova, gli accertamenti clinici avevano chiarito che l’uomo era stato colpito alla testa da un colpo d’arma da fuoco. Dopo tre giorni di agonia, Cenaj era morto.
I carabinieri di Padova hanno impiegato sei mesi per mettere insieme gli indizi sufficienti affinchè la procura potesse chiedere l’ordinanza di custodia in carcere.
Violetto, incensurato, è residente in una casa confinante con quella della vittima.
L'arma del delitto, che potrebbe essere stata fabbricata artigianalmente dal 45enne, non è mai stata trovata, così come il proiettile che ha ferito mortalmente la vittima.
Secondo le ipotesi formulate dal Ris di Parma, la guardia carceraria sarebbe stata colpita dietro l'orecchio da una distanza inferiore ai dieci metri.
All’origine del delitto dissidi legati ai confini.
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